V DOMENICA - TO - "B"
...( 5 febbraio 2012 )
Gb 7, 1 -
4 . 6 - 7 : Notti di dolore mi sono state assegnate.
I Cor 9, 16 - 19 . 22 - 23 :Guai
a me. se non predicassi il Vangelo!
Mc 1, 29 - 39 : Guarì molti che erano afflitti
da varie malattie.
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** Ha detto il Papa Giov. Paolo II:
" Tutta la vita cristiana è un grande pellegrinaggio verso la casa
del Padre,
di cui si riscopre ogni giorno l'amore incondizionato per ogni creatura umana"
( T.M.A ).
Ora durante il viaggio della vita, l'esperienza della malattia e del dolore
è qualcosa che riguarda tutti.
** Per molti essa è una tappa difficile e sconvolgente; per altri, invece, è
una sosta forzata di riflessione e di di-scernimento e di decisione.
** La malattia e la sofferenza possono trasformarsi in occasione per ritrovare
sè stessi, incontrare Dio e sperare pure nella guarigione. Ma è pur vero che
la malattia e la sofferenza generano uno stato di paurosa insicurezza. Esse incarnano la debolezza e la fragilità umana,
sottoposte all'eventualità dell'inatteso e dell'imprevedibile.
** Questa condizione umana contrasta con il desiderio di assoluto, di stabilità
e di sicurezza che pervade ogni uomo e rende la sua esistenza poco desiderabile
( I lettura ). Anche Giobbe va alla ricerca delle cause di questa situazione.
** In un mondo in cui tutta la realtà viene rapportata continuamente a Dio,
la malattia e la disgrazia non fan-no eccezione: sono viste come una punizione
di Dio che colpisce l'uomo. Spontaneamente il senso religioso dell'uomo stabilisce
un legame tra malattia e peccato, a livello sia collettivo che personale.
1. Soffrire non è scontare una pena
La malattia non è necessariamente legata ad un peccato personale; può
essere anche una prova provvidenziale man-data da Dio per rinsaldare la fedeltà
dei suoi amici. E' il caso di Giobbe.
** Più profondamente ancora: la malattia appare come mezzo di purificazione
delle colpe e, sovente, come affermazione dello spirito sulla materia. Il
Messia che inaugurerà gli ultimi tempi, prenderà il volto del Servo sofferente
che si addossa le nostre malattie e le guarisce con le sue ferite.
** Quando giungeranno gli ultimi tempi, e lo Spirito della vita avrà rinnovato
la terra, la malattia scomparirà definitivamente.
** I profeti. quando descrivono l'avvento del Regno, parlano di guarigione delle
malattie incurabili: gli zoppi cammineran-no, i ciechi avranno la vista,
i sordi riacquisteranno l'udito, etc...
** Gesù non è venuto sulla terra per fare il guaritore, o per sopprimere
la sofferenza: non è venuto neppure per spiegarla con sottili ragionamenti.
E' venuto per colmarla con la sua presenza (P. Claudel).
Egli vi si è sottoposto per fare l'esperienza del dolore umano, per redimerlo,
per trasformarlo in mezzo di elevazione e di grazia.
** Nonostante
tutto, il dolore rimane uno degli scogli della fede.
Se Dio è buono, se ci vuole bene, perchè ci fa soffrire? Perchè la sofferenza
di tanti piccoli innocenti? Perchè tante ingiustizie, tanta violenza?
** A parte che la sofferenza non è Dio a mandarla e non è quasi mai una punizione
per i peccati commessi, ma conseguenza del peccato originale che ha prodotto
squilibrio nella natura umana, dobbiamo riconoscere che essa diventa uno
strumen-to di salvezza e di santificazione nelle mai di Dio, il quale sa cavare
il bene anche dal male.
** Tuttavia il dolore rimane un mistero incomprensibile che bussa a tutte
le porte. A volte siamo noi a procurarci guai di salute. Diceva un tale
che " l'uomo nella prima metà della vita spreca la salute per fare
denaro, e nella se-conda metà della vita spreca il denaro per fare salute."
** Chiaramente le malattie vengono quasi sempre, anche se non si cercano, e
colpiscono i buoni non meno dei cattivi. Perciò comprendiamo la lotta contro
il dolore ed ammiriamo quanti si prodigano per alleviare le miserie umane,
persone specializzate e l'immensa schiera dei volontari che si adoperano in
tutti i modi per soccorrere quanti si trovano in difficoltà, anche col proprio
rischio.
** Nonostante tutto lo sforzo prodigato dall'uomo, l'umanità non potrà mai
ritornare nel paradiso terrestre. Le ingiu-stizie, l'egoismo, l'arrivismo,
e la smania di prevalere sull'altro saranno fonti perenni di sofferenze fisiche
e morali per la mag-gior parte degli uomini. Il dolore, ha
scritto Lèon Bloy, ci conduce per mano fino alla soglia della vita
eterna. In quel punto ci lascia perchè quella soglia gli è vietata.
2. La guarigione è un segno
** Il Vangelo di oggi ci presenta Gesù che guarisce e salva la suocera di Pietro.
Gesù si è sempre mostrato sensibilis-simo verso la sofferenza umana.
Egli guarisce e salva non solo il corpo, ma anche
l'anima.
** La fede in Gesù non elimina il dolore, nè la vecchiaia o la morte. Ma
con lui tutto acquista un senso nuovo: invece di lasciarci andare a considerazioni
amare e senza speranza, come Giobbe, ricorriamo con fiducia a Gesù; egli
ha davvero il potere di guarirci dai nostri mali, fisici e morali.
** Infatti la guarigione della suocera di Pietro non suggerisce soltanto lo
straordinario potere di Cristo su un corpo malato. Attraverso questo racconto,
breve ed incisivo, Marco vuol mettere in luce il significato generale dei miracoli:
la guarigione del corpo mira alla guarigione del
cuore; una volta liberati
dalle strette del male e riacquistate le proprie forze, bisogna seguire l'esempio
della suocera di Pietro, che si dedica immediatamente a servire il Signore.
** La fama
di guaritore attirava tanti ammalati intorno al Signore con la speranza di essere
guariti; raramente predominava in loro il desiderio di ascoltare la parola che
salva.
Gesù, che non vuole sfruttare la sua fama di guaritore, si ritira in solitudine
per pregare.
** Oggi assisteremo difficilmente a guarigioni miracolose, ma non sono
venute meno le occasioni di aprire il cuore alla potenza rinnovatrice della
Parola. Ed è questo che conta. La liberazione degli indemoniati e la guarigione
delle malattie ope-rate da Cristo sono segno che gli ultimi tempi sono venuti
e che il Regno di Dio è in mezzo a noi. (Vangelo). La guarigione è il gesto
del Salvatore degli uomini come un'anticipazione della vittoria decisiva del
"passaggio pasquale", alla quale
il cre-dente già partecipa col battesimo.
** L'esperienza di una malattia o di una situazione di pericolo fa parte
del bagaglio di ogni uomo. In una società se-colarizzata il dilemma tra
rivolgersi al medico o ricorrere alla preghiera, o accendere una candela, non
si pone: l'uomo non può pretendere il miracolo, ma ricorrere a tutti i mezzi
naturali a disposizione. Vincere la malattia attraverso la ricerca scien-tifica
può diventare in modo di "vivere la risurrezione di Cristo".
** Intanto la Chiesa, sull'esempio di Gesù, attraverso i secoli si è fatta
carico delle miserie e delle malattie degli uomini: basta pensare al Cottolengo,
a Raoul Follereau, apostolo dei lebbrosi, a Madre Teresa e a tante iniziative
a vantaggio dei sofferenti.
3. Preghiera e maturità cristiana.
Quando i discepoli dicono a Gesù che la gente lo stava cercando per ricevere
da lui qualche miracolo, egli risponde: "An-diamocene altrove per i
villaggi vicini, perché io predichi anche là".
** Ma nel vangelo di oggi c'è un altro particolare che non deve passare inosservato.
Il giorno dopo aver guarito la suocera di Pietro e molti altri malati, il Signore
"al mattino si alzò che era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in
un luogo deserto e là pregava". E' frequente nei Vangeli il riferimento
alla preghiera di Gesù come dialogo costante col Padre. Questo è l'atteggiamento di una fede
matura. Per fede matura s'intende
una fede personale, fatta di esperienza nel con-tatto con Dio, tramite una preghiera
costante, fiduciosa, filiale.
** Per sopravvivere in un mondo secolarizzato oggi la fede ha bisogno di
essere nutrita, approfondita, persona-lizzata. Non basta più una fede
infantile, tradizionale, sociologica o devozionistica. Dobbiamo sapere
a chi credia-mo, che cosa crediamo, perchè crediamo, che significa credere veramente,
in che modo esprimerla.
** Una fede
che non si traducesse in un comportamento autenticamente cristiano e non rifuggisse
dai compromessi e dagli accomodamenti, non sarebbe una fede vera, una fede che
salva.
Concludendo:
la maturità della fede richiede la maturità umana, come ogni edificio
richiede un solido fon-damento. Non tutte le persone mature per l'età, sono
anche mature psicologicamente e moralmente, con una personalità armonica ed
equilibrata.
** Viviamo in una civiltà di massa che non favorisce ma aliena la persona, a
causa del consumismo, del preva-lere dell'avere sull'essere, della manipolazione
ideologica. Viviamo in una civiltà in cui la nevrosi e la sperso-nalizzazione
delle relazioni, lo stordimento e la fretta, l'ipertrofia dei sensi e della
corporeità, ritardano la matu-razione dell'individuo, creando regressioni psicologiche
e favorendo fissazioni conflittuali.
Dobbiamo reagire, motivandoci per crescere, con l'aiuto di Dio, come persone
e come credenti.
La preghiera filiale e fiduciosa ci aiuterà in un
modo efficace.
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