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P.
Costantino Cianelli Passionista
Via Belvedere, 4
40033 CASALECCHIO di RENO - BO
Telefono : 051 - 57. 12. 15. ( oppure ) : 051 - 57. 76.
43.
Fax : 051 - 29. 85. 445.
Cellulare : 368. 70. 25. 007
E- Mail : cianellic@libero.it
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OMELIE PER LA LITURGIA
D E I
D E F U N T I
=========================
" Ai tuoi fedeli, Signore,
la vita
non è tolta, ma trasformata".
( dal prefazio della messa dei defunti )
__________________________
INDICE DEI TEMI
___________
1). Il mistero della morte
2). La morte del cristiano
3). La morte del cristiano ( II )
4). Commemorazione dei defunti
5). Commemorazione dei defunti ( II )
6). Le voci dei nostri morti
7). Morte e risurrezione
8). Sapienza cristiana e lezioni della morte
9). L'ora della glorificazione
10). La vittoria della fede sulla morte
11). " Se moriamo, moriamo per il Signore "
12). Incontro al Signore con le fiaccole accese
13). " Vigilate: non sapete nè il giorno, nè l'ora "
14). Morte: castigo ed espiazione
15). La morte di Cristo: la morte del cristiano
16). " E risorgendo ha ridato a noi la vita !"
17). La morte: partecipazione al mistero pasquale di Cristo
18). Tutti in comunione con l'unica Chiesa.
==========================
CHIARIMENTI
-
La Chiesa esorta il sacerdote celebrante ad approfittare della circostanza per
tenere una breve omelia ai fedeli riuniti in preghiera
in occasione del funerale di una persona cara.
-- Non è facile parlare a persone le quali, immerse in un profondo dolore,
tante volte sono in chiesa solo con il corpo perchè la loro mente è
pervasa dai molti ricordi della persona scomparsa.
- Eppure mai, come in certi momenti, si sente il bisogno di una
parola di conforto e di speranza che allarghi il cuore e permetta di guardare
lontano, oltre l'orizzonte terreno, per poter intravedere quei beni eterni che
il Signore ci ha preparati.
- Il mistero pasquale di Gesù che permea tutta la vita del cristiano
trova la sua maggiore espressione nel momento della morte dove, all'offerta
totale di quanto si ha, si aggiunge l' immolazione di quello che
si è: cioè di tutta la propria vita!
- Solo la fede nell'aldilà con la certezza di poter rincontrare i nostri
cari nella Casa del Padre, può infondere la forza di accettare il dolore
lacerante del distacco.
-- Più che omelie formali, ho inteso offrire alcuni pensieri di riflessione,
con semplicità e senza alcuna pretesa, a quanti vorranno servirsene nella
liturgia dei defunti per una fruttuosa catechesi occasionale.
---- Augurando un fecondo e consolante apostolato.
------------ P. Costantino Cianelli Passionista.
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I - IL MISTERO DELLA MORTE
= Prima
di fermarci a riflettere sulla Parola di Dio che abbiamo ascoltata, desidero
esprimere la mia partecipazione al dolore dei familiari in lutto per la morte
di un loro caro congiunto....
** La fede ci assicura che noi tutti formiamo un solo corpo, per cui esiste
una stretta solidarietà tra battezzati, sia nella gioia come nel dolore.
== In questo momento sentiamo più forte che mai la nostra appartenenza
alla Chiesa, famiglia dei figli di Dio e, proprio perchè siamo fratelli
in X/to, vogliamo condividere questo momento di dolore per il distacco operato
dalla morte.
a) . La morte è un castigo. Proprio perchè
è un castigo rimane come fatto drammatico della vita dell'uomo e dei
suoi rapporti sociali. Dal punto di vista umano essa non è desiderabile.
L'uomo rifugge dalla morte perchè rappresenta una violenza al composto
umano. La separazione dell'anima dal corpo costituisce una scissione forzata,
imposta da Dio come castigo del peccato........
-- Oggettivamente parlando la morte è un fatto naturale: tutti
gli esseri viventi, dalla pianta all'animale, sono destinati a finire: il loro
ciclo vitale non è eterno, ma molto limitato nel tempo.
--Attorno a noi, insieme all'armonia della vita, non possiamo non notare ogni
giorno lo sfacelo della morte.
Il corpo dell'uomo avrebbe fatto eccezione per volonta di Dio che aveva deciso
di far passare l'uomo dal tempo all'eternità, senza odover varcare la
porta della morte.
-- Il peccato ha sconvolto il piano del Creatore e la morte, minacciata come
castigo qualora i progenitori avessero trasgredito il suo comando, è
diventata la triste eredità di ogni uomo. Sicchè l'uomo
nasce già condannato a morte: ogni giorno si allontana dalla culla e
si avvicina alla tomba.
b) . La morte è stata redenta dalla morte di
Gesù, il quale " morendo ha distrutto la morte e risorgendo
a ridato a noi la vita", come afferma con chiarezza la liturgia dei defunti.
== Non potendo morire come Dio, ha preso la natura umana per fare l'esperienza
del dolore e della morte; facendosi nostro fratello ha voluto così condividere
tutto di noi, anche il fatto più angoscioso, la morte appunto, "
per essere in tutto simile a noi, tranne che nel peccato". Il fatto
che fosse anche Dio non gli ha impedito di provare tutta la ripuganza che proviamo
noi dinanzi al dolore ed alla morte, basti pensare alla scena dolorosa ed angosciante
nell'orto del Getsemani, la vigilia della sua angosciante Passione...
c) . La morte come espiazione. Alla luce della morte di Cristo la nostra morte, da castigo che era, assume il valore di espiazione. Come Cristo, il cristiano che accetta, in ossequio alla volontà del Padre, la sua condizione di essere mortale, compie un supremo atto di amore e dà il suo apporto al valore redentivo, proprio della morte di Cristo.
d) . La morte, in chiave di fede, è premessa di risurrezione.
È il risvolto glorioso della morte, come lo è stata per Gesù.
== Al cristiano deve apparire chiaro che il paradosso evangelico sta proprio
qui: dalla morte nasce la vita; la morte, dunque, diventa premessa necessaria
di risurrezione. Alla base di questa fede nella nostra risurrezione
c'è la risurrezione di Cristo, verità
centrale della nostra fede.
-- Segno di questo fede nella risurrezione è ( nella celebrazione
esequiale ), il cero pasquale che evoca la presenza di Cristo
risorto.
e) . La vita oltre la morte. La speranza, illuminata dal mistero della
risurrezione, ci fa intravedere e, quasi pregustare, la vita che si accende
oltre la morte. Questa è la vera vita, vita senza fine dove godremo
la pienezza della gloria, della felicità, della luce, della pace, della
comunione con Dio, senza nessuno di quei condizionamenti, inerenti alla vita
terrena, la quale è solo preparazione alla vita eterna.
__ È proprio alla luce di quanto la fede ci fa intravedere, oltre le
soglie del tempo, che noi cristiani possiamo guardare in faccia la morte senza
demonizzarla, quasi fosse una disgrazia da scongiurare, ma come un traguardo
"desiderabile". Infatti la morte = è:la fine delle
sofferenze, delle preoccupzioni, delle delusioni, dei condizionamenti;
= è un ritorno a casa, è l'ingresso nella vera vita, è
l'incontro cin i propri cari, è la visione ed il possesso pieno di Dio,
senza timore di perderla.
f) . Lezione di vita. Dalla morte di una persona cara dobbiamo
imparare a vivere. Guardando questa bara non possiamo non pensare che domani
essa racchiuserà anche il nostro corpo, ed altri si stringeranno intorno
ad essa e pregheranno per il nostro riposo eterno. Allora la nostra sorte eterna
sarà già decisa. Nell'istante stesso della morte saremo giudicati
secondo verità: ce
lo ricorda San Paolo Apostolo quando dice che " ognuno di noi dovrà
comparire davanti al tribunale di Dio per rendere conto del nostro operato".
== Giova ricordare che noi non siamo padroni di questa nostra esistenza,
ma solo amministratori dei doni naturali e soprannaturali, ricevuti in abbondanza
dal Signore. L'amministratore non è il padrone, non può
gestire la propria vita secondo i capricci e le esigenze delle passioni, ma
secondo criteri razionali, illuminati
dalla fede e dalla parola di Dio.
----- La persona cara che stiamo suffragando già ha reso conto
della sua vita: la sua sorte eterna è già stata fissata: è
entrata nell'eternità di Dio e non può più peccare. Noi
che ci troviamo nel tempo siamo ancora esposti alla tentazione ed al peccato;
ma abbiamo anche la possibilità di operare il bene, di correggerci dei
difetti e delle cattive abitudini, d'imboccare la via del bene, dopo aver lasciata
quella del male.
= Approfittiamo di questa circostanza dolorosa per fare un serio esame
di coscienza e per convertirci totalmente al Signore. Finchè
siamo nel tempo ci troviamo nel segno della grazia e della misericordia approfittiamo
del tempo che il Signore ci concede per operare tutto il bene possibile.
= Lo sforzo che faremo per fuggire il male ed operare il bene costituisce la
preparazione più utile e fruttuosa al nostro supremo incontro col Signore,
e insieme la premessa più valida per rincontrare i nostri cari nella
sponda dell'eternità.
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II - LA MORTE DEL CRISTIANO
" Beati coloro che muoiono nel Signore "
--Molti
- anche se cristiani - considerano la morte come disgrazia, specialmente
quando arriva del tutto inaspettata, o quando colpisce in giovane età,
o in un modo violento. In realtà noi usiamo chiamare disgrazia tuttociò
che ci procura un grave danno fisico o morale: un terremoto, un'alluvione,
un incidente aereo o ferroviario, una nube tossica per radioattività,
un grave incendio che distrugge la casa - frutto di tanti sacrifici - un fallimento
economico che unisce al danno l'umiliazione cocente.
== Ma sono tutte disgrazie relative e di poco conto, quando non ne va di
mezzo la vita. A molte disgrazie posiamo ovviare con l'impegno, col sacrificio,
con l'aiuto di persone buone. Quando è andato male un affare se ne può
tentare un altro; se non si supera la prova dell'esame si può sempre
ripetere la prova..... Invece la morte non ammette dilazioni, nè esami
di riparazione: quando arriva il momento si parte senza indugio; eco perchè
la si teme come una disgrazia irreparabile.
-- Si dice comunemente " che per tutto cìè rimedio
fuorchè per la morte !"
== Parlando umanamente è vero, ma alla luce della fede non si
può affermare che la morte sia una vera disgrazia; semmai la vera
disgrazia è morore senza la grazia di Dio. Poicgè la morte fissa
lo stato dell'anima, chi muore separato da Dio, rimarrà separato in eterno.
Questa sì chìè una disgrazia irreparabile!
Proprio perchè si ha tanta paura della morte è bene parlarne davnti
a questo cadavere che stiamo per deporre nel sepolcro.
1) . L'origene della morte. Dinanzi a questa realtà
che nessuno può sfuggire, è chiaro ch
e l'uomo - per quanto distratto - si ponga degli interogativi seri: Perchè
la morte? Donde deriva? La risposta ce la dà la Bibbia. Leggiamo
nella lettera di San
Paolo ai Romani: " Come a causa di un solo uomo il peccato è
entrato nel mondo e col peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto
tutti gli uomini, perchè tuti hanno peccato...Per la caduta di uno solo
la morte ha reganto a causa di quel solo uomo" ( Rom. 5, 12-17 ).
** Nel libro della Sapienza leggiamo: " Dio non ha creato la morte e
non gode per la rivina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l'esistenza;
sì, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità. Lo fece ad immagine
della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del
diavolo..." ( 1, !3-14 ).
== Dunque la morte risale alle origini della storia dell'uomo, storia segnata
dalla ribellione a Dio, dal peccato originale e dalla condanna esplicita di
Dio." Mangerai il pane col sudore della tua fronte; finchè tornerai
alla terra, perchè da essa sei stato tratto: polvere sei ed in polvere
ritornerai " ( Gn. 3,19 ).
-- Poichè nella storia dolorosa della caduta dei progenitori si evidenzia
l'opera nefasta del demonio, San Giovanni lo chiama
" omicida fin dall'inizio ", perchè è causa dell'ingresso
della morte nella storia dell'uomo
2) . Morte e peccato. La morte, dunque, è frutto
del peccato, il quale viene perciò chiamato da San Paolo Apostolo:
" pungiglione della morte " ( I Cor. 15,56). Nella lettera
ai Romani lo stesso Apostolo spiega come allorchè si era schiavi del
peccato si compivano opere che portavano alla morte; ora, invece, liberati dal
peccato, e fatti servi di Dio, raccogliamo frutti che ci portano alla santità
ed alla vita eterna, " perchè il salario del peccato è
la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro
Signore " ( Rom. 6, 20-23 ). E continua, sempre nella stessa
lettera: " I desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri
dello spirito portano alla vita...perciò se vivete secondo la carne,
voi morirete; se, invece, con l'aiuto dello Spirito, voi fate morire le opere
del corpo, vivrete..." Rom. 8. 23 ss ).
== È superfluo ricordare che la morte riguarda il corpo, non l'anima
la quale, essendo spirituale, non può morire, perchè
non è soggetta alla disgregazione, propria della materia. Perciò
San Paolo ci ricorda che noi sentiamo il peso della situazione quando avvertiamo
nelle nostre memnbra una legge che contrasta con quella della nostra
volontà, la legge, appunto, del peccato che rende il nostro corpo un
"corpo di morte!" " Nelle mie membra avverto
un'altra legge che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo
della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato!
Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?" ( Rom. 7,
23 ss ).
** La morte, dunque, è la condanna che pende sul capo
di ogni uomo, nesuno eccettuato. L'umanità era come
"immersa nelle tenebre e nell'ombra di morte ", e attendeva con
ansia la luce di Cristo che avrebbe salvato la situazione proponrndosi come
"vita e risurrezione di ogni uomo che avesse creduto in Lui!".
3) . Cristo assume la nostra condizione di morte. Infatti
il Figlio di Dio..." spogliò se stesso, assumendo la condizione
di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò
se stesso facendosi obbediente fino alla morte ed alla morte di croce "
( Fil.2, 6 ss ).
== Gesù parlò della sua morte come dello sbocco naturale della
sua missione, ma previde pure la sua risurrezione dopo tre giorni: "
Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato
ai Sommi Sacerdoti e agli Scribi; lo condanneranno a morte, lo consegneranno
ai pagani, lo scherniranno, ma dopo tre giorni risusciterà!" (
Mc. 10,33 ss ).
-- Gesù ha desiderato ardentemente la morte, non per spavalderia,
ma come prova di amore al Padre ed a noi suoi fratelli :
lìha chiamata "la sua ora" e " l'ora
della sua glorificazione ", " il suo battesimo ".-"
C'è un battesimo che io devo ricevere ; e come sono angosciato, finchè
non sia compiuto!" ( Lc. 12 ).
** Sebbene Gesù l'abbia chiamata
" l'ora della sua glorificazione ", tutavia egli ha sentito tutta
la ripugnanza istintiva della morte, tant'è vero che, pregando nell'orto
degli ulivi, la vigilia della sua Passione, ha chiesto al Padre di esserne dispensato
e, nello sforzo di accettare la volontà del Padre, ha sudato sangue!
Anche perchè si trattava di una morte violenta, ingiusta e particolarmente
umiliante e dolorosa!
** Da tener presente che la morte violenta di Gesù non è stata
una costrizione, ma una sua libera scelta, fatta per amore al
Padre ed a noi, suoi fratelli: " Si è offerto perchè
lui lo ha voluto !". Infatti nel Vangelo Gesù afferma con
chiarezza:
" La vita nessuno me la può togliere: da me stesso dono la mia
vita!".
4) . Fecondità della morte di Cristo.
La morte di Cristo è salvezza per noi e fonte di vita eterna: "
Se il chicco di grano, caduto in tera, non muore, rimane solo; se invece muore,
produce molto frutto" ( Gv. 12, 24 ). Gesù stesso è questo
chicco di grano che, nella morte, doveva marcire perchè nascesse la spiga
piena di chicci, ossia la schiera dei salvati, la Chiesa di cui noi facciamo
parte.
** Poichè il Battesimo ci ha immessi nel Mistero pasquale di
Gesù, siamo chiamati a riviverlo in noi e nella nostra morte e
nella nostra risurrezione, alla fine dei tempi. Anche il nostro corpo sarà
affidato alla terra come un chicco di grano in attesa
che germogli per una nuova vita: Gesù è per noi vita e risurrezione.
Più volte lui ha affermato che il nostro corpo risusciterà
alla fine dei tempi.
Dice San Paolo: " Si semina un corpo animale, perchè domani risorga
un corpo spirituale e glorificato".
== Non si tratta di parole ad effetto, capaci di lenire il nostro dolore,
ma di una verità di fede che professamo nel "credo":
" Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà".
-- Proprio questo corpo, ormai cadavere, che oggi aspergiamo di acqua benedetta
ed incensiamo al termine del
rito esequiale, per volontà di Dio, al quale tutto è possibile,
rifiorirà per essere partecipe della sorte dell'anima immortale.
= Questa nostra speranza, ch'è certezza assoluta, perchè
si poggia sulla parola di Dio, lenisca il nostro dolore e ci dia la forza per
accettare la volontà di Dio " il quale ( per dirla col
Manzoni ) non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una
più certa e più grande!".
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III - LA MORTE DEL CRISTIANO - ( continua )
== La
morte di Gesù è pegno di salvezza per tutti: " L' amore
di Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti
sono morti. Ed egli è morto per tutti, perchè quelli che vivono,
non vivano più per se stessi, ma per colui chè morto e risusciato
per loro!" ( " Cor. 5, 5- 14 ss ).
-- Inoltre la morte di Gesù è il pegno supremo del suo amore
per noi; l'ha detto Lui: " Non c'è amore più grande di questo
:
dare la vita per i propri amici !" ( Gv. 15,13 ).
---Nel prefazio della messa dei defunti diciamo: "...morendo
ha distrutto la morte e proclamò la risurrezione!".
1) . Il trionfo di Cristo sula morte. Cristo, dunque, trionfa sulla
morte, risorgendo dopo tre giorni, e la sua risurrezione è figura e causa
della nostra risurrezione spirituale e corporale.
- La risurrezione di Gesù è un fatto così sconvolgente
da mettere a dura prova la nostra fede: eppure si tratta di un fatto storico
che sta alla base di tutta la nostra fede; mettere in discussione questo avvenimento,
significa spegnere tutte le luci e brancolare nelle tenebre più fitte.
" Cristo è risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono
morti" ( 1 Cor. 15,1 ss) : dunque:
" Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha
più alcun potere su di lui " ( Rom. 8, 2 ).
== La risurrezione della carne è uno dei paradossi più incomprensibili
del cristianesimo, che diventa così la religione della vita, ossia del
trionfo pieno e definitivo sulla morte.
** L'Apostolo Paolo, dopo aver affermato con forza la risurrezione di Gesù,
conclude nella I Lettera ai Corinti ( 15,12 ):
" Se, infatti, i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto;
ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete
ancora nei vostri peccati." L'Apostolo insiste molto sull'argomento
mostrando una fede incrollabile nel dogma della risurrezione dei morti, proprio
perchè è risorto Cristo, primizia di quanti risorgeranno nel Signore.
** Questa risurrezione universale è l'epilogo definitivo di quella gigantesca
lotta tra morte e vita che si è ingaggiata dall'inizio della storia dell'umanità
e che, nella risurrezione di Cristo, si è risolta splendidamente
a favore della vita. Perciò San Paolo può proclamare con
gioia: " È necessario che questo corpo corruttibile si vesta
d'incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d'immortalità.
Quando, poi, questo corpo corruttibile si sarà vestito d'incorruttibilità
e questo corpo mortale d'immortalità, si compirà la parola della
Scrittura:" La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov'è,
o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione...Siano
rese grazie a Dio che ci dà vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù
Cristo!" ( I Cor. 15, 53 - 56 ).
2) . Partecipazione del cristiano alla morte di Cristo. - Ogni cristiano
è chiamato a riportare, insieme a Cristo, il suo splendido trionfo sulla
morte. È un trionfo graduale che incomincia quaggiù e sarà
definitivo nella risurrrezione finale.
** Giustamente S. Paolo afferma che nella morte di Cristo, in certo qual modo,
"tutti sono morti" ( 2 Cor. 5, 14 ). Ognuno di
noi è chiamato a far propria questa morte per far propria anche la risurrezizone.
== Ciò avviene innanzitutto nel Battesimo nel quale,
appunto, noi moriamo al peccato, origine e causa della morte.
** È sempre l'Apostolo che afferma: " Per mezzo del Battesimo
siamo stati sepolti insieme a Cristo nella morte, perchè come Lui fu
risuscitato, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova...Sappiamo
bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perchè
fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del
peccato. Infatti chi è morto è ormai libero dal peccato"
( Rom. 6,3 ss ).
== Il Battesimo, dunque, fa morire l'uomo peccatore ( vecchio ) e
fa sorgere dalle acque l'uomo risorto, l'uomo nuovo. animato dallo Spirito e
rivestito di Cristo.
--- In un momento doloroso, come questo, è di grande conforto
sentir parlare di risurrezione; ma perchè avvenga quella gloriosa alla
fine dei tempi, che sarà totale e definitiva, dobbiamo impegnarci fin
d'ora a realizzarla vivendo da veri cristiani.
--- Perchè la nostra morte fisica sia un dolce incontro con Dio, dobbiamo
adoperarci a morire ogni giorno al peccato per vivere nella grazia, che è
la seconda vita ricevuta nel Battesimo. Si tratta di una morte spirituale, di
un netto e costante rifiuto del peccato, che è la vera causa anche della
morte fisica. Si tratta, cioè, di vivere da risuscitati, dominando le
passioni e la concupiscenza......
== Per partecipare fin dìora al trionfo di Cristo sula morte, San Paolo
Apostolo ci dà alcuni utili suggerimenti, che sono questi:- --
morire al peccato ( Rom. 6,11 );
-- morire all'uomo vecchio ( Rom. 6,6 ):
-- morire alla carne ( I Pt 3, 18 ) ;
-- morire al corpo ( Rom. 6,6; 8,10 ) ;
-- morire alla legge ( Gal. 2,19 ) ;
-- morire a tutti gli elementi del mondo ( Col. 2,10 ) ;
-- morire a quella parte di noi che appartiene alla terra ( Col. 3, 5-7 ) ;
-- morire ogni giorno ( I Cor. 15, 31 ) .
---------- Questa morte quotidiana corrisponde a quellìesercizio
severo di ascesi costante che ci fa vincere la tentazione e ci facilita il compito
di compiere sempre e dovunque la volontà di Dio..........Anche l'accettazione
della malattia e del dolore fa parte di questo quotidiano morire, per vivere
secondo Dio!
3) . Il cristiano e la morte corporale. Ora siamo in grado di comprendere,
nel suo giusto senso, la nostra morte corporale che, alla luce della parola
divina, diventa un evento pasquale, un evento di salvezza.
** Rimane sempre viva per il cristiano l'istintiva ripugnanza della morte, come
castigo della colpa, ma è pur vero che, in Cristo, anche il mistero della
morte acquista una nuova luce: si veste della luce della slavezza che a noi
deriva dalla morte di Cristo.
" Beati i morti che muoiono nel Signore " ( Ap. 14,13 ).
Il cristiano muore nel Signore così come è vissuto: "
Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso, perchè se noi viviamo, viviamo
per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia
che moriamo, siamo, dunque del Signore " ( Rom. 14,7 ).
= Che cosa significa morire nel Signore? Significa morire uniti a Lui, nella
sua grazia, nel suo amore...Perchè "beati"? Dal
momento che la morte fissa la sorte dell'anima per l'eternità, chi
muore unito a Dio, rimarrà unito a lui in eterno, senza alcun
pericolo di potersi separare da lui. Dopo la morte non si può più
peccare! È la felicità piena!
** Ma una morte santa non s'improvvisa; la morte è l'eco della vita;
l'albero cade dalla parte dove pende! Chi vive secondo le passioni, abitualmente
sgangaito da Dio, rischia di non fare in tempo a raddrizzare la situazione.
Dio non ha gusto a venirci a prendere quando siamo lontani da lui; ma
rifiutando abitualmente i richiami della grazia, si rischia di essere colti
impreparati.
== Pur nel dolore del distacco dalla persona cara, ora dobbiamo
trovare lo spazio per una riflessione seria, per un esame di coscienza
approfondito che ci consenta di mettere un po' d'ordine nela nostra vita per
non esporci al rischio del fallimento eterno. Dalla morte, dunque, il richiamo
alle nostre responsabilità per poterci presentare a Cristo giudice con
le carte in regola. Approfittiamo di questo momento di distacco dalla persona
cara per cambiare quanto riteniamo non buono e non giusto nella nostra vita,
per rinnovarci interiormente e per convertirci ad una vita più cristiana,
più consona al nostro Battesimo.
== È il modo migliore per suffragare i nostri morti e per assicurarci
la loro compagnia nella gioia eterna che auguriamo di cuore
a questo nostro caro fratello defunto...
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IV - COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI -
I Messa :
---- Gb.
" Io vedrò Dio, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno "
---Rm. " La speranza non delude"
---
Gv... " Io lo risusciterò nell'ultimo giorno ".
== Questo è un giorno di fede e di speranza,
un giorno in cui facciamo memoria di tutti i nostri cari defunti e cìimpegnamo
ad offrire al Signore per essi i nostri suffragi e le nostre preghere.
--- Ci ritroviamo oggi accanto all'altare per celebrare la vita, per rinsaldare
la fede e la speranza nella risurrezione.
1) . Un atto di fede. La morte è,
e rimarrà sempre, il fatto più tragico della nostra esistenza,
l'esperienza più traumatica che noi, creati per la vita, possiamo fare.
La lettura cristiana di questo avvenimento, comune a tutti gli uomini, non gli
tolto certamente nulla del suo aspetto tragico di distruzione e di sfacelo;
ma la fede ci offre l'opportunità di leggere questo doloroso avvenimento
alla luce del mistero pasquale di Gesù, che ci permette di andare oltre
e di dare un senso anche ad una realtà negativa com'è la morte.
** La fede ci assicura che " la morte non è opera di Dio, il quale
non gioisce del fatto che i vivi debbano morire" ( Sap. 1,13).
--La morte è un castigo, un effetto del peccato di origine. "
Stipendio del peccato" la chiama San Paolo.
** A questo proposito il Concilio afferma: " Di fronte alla morte l'enigma
della condizione umana diventa sommo. Non solo si affligge l'uomo, al pensiero
dell'avvicinarsi del dolore e della dissoluzione del corpo, ma anche, e più
ancora, per il timore che tutto finisca per sempre!" ( GS. 18 ).
** Per il cristiano, tuttavia, la morte è stata assunta in Cristo come
strumento di rednzione e di vita. È il messaggio della II lettura di
questa messa: " Siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte
del Figlio suo " ( Rom. 5,10 ).
-- In Cristo, dunque, il cristiano per mezzo della fede ha la chiave per leggere
in modo corretto il valore della vita e della morte, la quale è passaggio
obbligatorio per entrare, come Cristo e con Cristo, nella vera vota, nella vita
eterna.
== Lo sguardo di fede che giudica rettamente si trasforma in speranza,
nella speranza che non delude e ci assicura che la vita continua oltre la morte.
Ci dice ancora il Concilio: " L'istinto del cuore dell'uomo
lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e respinge l'idea di una totale
rovina e di un annientamento definitivo della sua persona. Il germe dell'eternità
che porta in sè, irriducibile com' è alla sola materia, insorge
contro la morte. La Rivelazione divina afferma che l'uomo è stato creato
da Dio per un fine di felicità oltre i confini della miseria terrena...".(
GS.18 ).
2) . Risorti con Cristo. La nostra fede pone uno strettissimo legame
tra la vittoria di Cristo sulla morte mediante la sua risurrezione e la nostra
risurrezione finale, alla fine dei tempi.
- Qui occorrerebbe leggere tutto il meraviglioso capitolo della I lettera ai
Corinzi di San Paolo . Da quelle righe traspare tutta la sicurezza dell'Apostolo
del nostro corpo, grazie alla risurrezione di Gesù, tanto da poter
affermare che negare la risurrezione dei morti equivale a negare la risurrezione
di Gesù.
** La parola di Gesù , dunque, risuona in tutta
la sua bellezza al nostro spirito, e noi sentiamo aprirci il cuore nell'ascoltare
la sua promessa rassicurante: " ...Io vi risusciterò nell'ultimo
giorno!". Perciò possiamo affermare con Giobbe: " Questi
miei occhi contenpleranno la bellezza e la gloria di Colui che ha vinto la morte!".
== Alla luce di questi pensieri la commemorazione dei nostri fratelli
defunti si colora di vivisima luce di speranza e di profondo gaudio. Il
nostro ricordo dei morti non si ferma alle gelide pietre sepolcrali: noi li
pensiamo vivi, perchè nella morte celebriamo la vita che non finisce
mai, quella vita che che condivideremo con tutti coloro che ci hanno preceduto
nel sonno della morte e che oggi sentiamo più che mai presenti al nostro
spirito, alla nostra memoria, al nostro affetto riconoscente.
3) . Una comunione che continua. Ora comprendiamo meglio lo scopo di
questa celebrazione che ci vede riuniti presso le tombe dei nostri cari. Essa
ha un triplice scopo:
a) - rinvigorire la fede e la speranza nei valori eterni ed indistruttibili
della vita, frutto del mistero pasquale di Gesù.....
b) - approfondire la nostra comunione fraterna, non solo con coloro
che continuano a fare il viaggio terreno accanto a noi, con la stessa fede e
la stessa speranza, ma altresì con coloro che, invisibili agli occhi
del corpo, sono presenti all'anima, vicini a noi con l'affetto, con l'intercessione,
per quel misterioso scambio di beni spirituali ( comunione dei santi ) che
la morte, non solo non distrugge, ma rafforza e conferma definitivamente.
c) - Adempiere all'ufficio fraterno del suffragio cristiano che
la Chiesa da sempre ha inculcato e praticato. Infatti la morte non spezza nessuno
di quei vincoli santi contratti in vita, anzi li rinsalda e li sublima. "
La Chiesa dei viatoi, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo
mistico di Cristo, fin dai primi tempi della religione cristiana coltivò
con grande pietà la memoria dei defunti, offrendo per loro preghiere
e suffragi". ( LG 49, 50 ).
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V - COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI - ( II )
- II Messa -
__ Isaia. 25, 8 : " Il Signore eliminerà la
morte per sempre ".
---- Rom. 8, 17 : " Se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio, coeredi
di Cristo ".
----Mat. 25, 34: " Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità
il Regno!".
== La partecipazione a questa liturgia esprime
coralmente la nostra fede e la nostra speranza, ossia la certezza dell'avveramento
della Parola che abbiamo ascoltato: " Il Signore eleiminerà la
morte per sempre". ( I lettura ).
-- Oggi noi celebriamo la speranza. E la nostra preghiera dovrebbe rivestirsi
di pacata letizia spirituale, frutto della contemplazione di quella patria dove
i nostri cari, come speriamo, sono già arrivati e dove anche noi tutti
ci stiamo dirigendo,
sospinti dalla certezza dei beni futuri che il Signore ci ha preparati.
1) . "...Poveri morti..! ". Nel
linguaggio corrente spesso noi gratifichiamo i nostri defunti con l'aggettivo
" poveri" : diciamo spesso: i nostri poveri morti!.
Con un grande sospiro di commiserazione e con la segreta consolazione di
non essere toccata a noi quella sciagura, con molta spontaneità diciamo:
" È morto Tizio; poveretto!!! ".
** Anche in fatto di linguaggio e di manifestazioni di convenienza noi cristiani
dovremmo sforzarci di essere coerenti con la nostra fede: dovremmo riscoprire,
o approfondire, l'aspetto cristiano della morte.
** Per questo il Concilio ha detto: " Il rito delle esequie
esprima più apertamente l'indole pasquale della morte cristiana."
Se siamo convinti che la morte apre il passaggio alla vera vita, al "banchetto
di vita", di cui parla il profeta Isaia, se siamo convinti che la morte
è la premessa per entrare nell'eredità del Signore, conquistataci
da Cristo con la sua morte; non dovremmo forse godere che i nostri cari abbiano
raggiunta questa mèta?
== A sentire San Paolo, nella II lettura, i veri poveri siamo noi, ancora quaggiù,
ancora in viaggio, ancora in esilio, ancora spasimanti verso la piena liberazione,
ancora nelle doglie del parto: " Anche noi, che possediamo le primizie
dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione
del nostro corpo " ( Rom. 8 ).
== " Poveri vivi, quindi, non poveri morti!" Poveri noi
che ancora non siamo arrivati alla méta, ancora non abbiamo raggiunta
la maturità, siamo ancora prigionieri del nostro corpo. Per fortuna la
speranza illumina questa scena e perciò siamo sereni. L'eredità
è assicurata. Sarà nostra sicuramente!
2). " ...Nell'attesa..! "- Ma
la speranza per il cristiano non deve sfociare nell'inerzia, bensì nel
dinamismo. Non è attesa passiva. Non è attesa di qualcosa che
ci viene elargita automaticamente. La speranza del cristiano è attiva,
è alacre, è premessa di un impegno continuo, è una conquista
quotidiana, è piena collaborazione al piano di Dio.
** È questo il frutto che dobbiamo ricavare dalla celebrazione odierna,
A che varrebbe, unfatti, il ricordo dei nostri cari, lo sforzo per valicare
la barriera della morte per intravedere cosa ci attende nell'aldilà,
se tutto questo, poi, non ci stimolasse ad una vita degna di quella gloria,
di quella pienezza di luce?
----A che varrebbe il pianto sulla tomba dei nostri cari se il loro ricordo,
la memoria delle loro virtù, delle sofferenze da essi
sopportate non ci stimolasse a camminare per la stessa strada per poterli raggiungere
nella glria?
== Perciò è stato detto giustamente che i cristiani pensano
alla morte per imparare a vivere!
** Una vita impegnata nel bene e sorretta dalla speranza
è capace di operare quella rivoluzione dell'amore sul quale saremo giudicati
nell'ultimo giorno, come ci ricorda oggi la pagina di Vangelo che abbiamo letto
in questa messa.
3) . Saremo giudicati sull'amore. Domandiamoci;:
che cosa ci direbbero oggi i nostri morti se potesero parlarci? Penso
che ci raccomanderebbero caldamente di volerci bene, di amarci, di aiutarci,
di dedicarci con grande slancio a tutte quelle
opere di misericordia sulle quali saremo giudicati. alla fine della vita.
== In cielo si entra con le mani piene d'amore. Non con le belle parole che
avremo saputo dire all'occorrenza, non con le grandi problematiche che avremo
saputo suscitare intorno alla miseria dei poveri e degli affamati, ma con i
segni autentici di quel servizio d'amore che avremo saputo attuare sull'esempio
di Cristo.
** Accogliere questa fondamentale lezione evangelica, sforzarci subito di
tradurla in pratica è somma saggezza.
--Ed è il modo migliore per onorare la memoria di coloro che ci sono
cari e che oggi ricordiamo con struggente nostalgia.
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VI - COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI
- ( II )
- III messa - Sap. 3, 2-3 : " Agli occhi
degli stolti parve che morissero, ma essi sono nella pace ".
---------------------Mat.
5, 3 : " Beati i poveri...gli afflitti... i pacifici... i miti.. i misericordiosi...!
".
== Il Concilio
afferma che di fronte alla morte l'enigma della condizione umana
diventa sommo.
- Troppe cose nella nostra vita sono enigmatiche. Troppe cose non riusciamo
a capire dentro una certa logica, indotta dalla mentalità moderna, malata
di autosufficienza. Tra queste il dolore e la morte occupano senza dubbio
il primo posto.
** Di qui la comune concezione, messa in luce dal testo della
Sapienza, secondo la quale la somma sciagura dell'uomo è la morte. In
realtà - è inutile nascondercelo - vista con occhi umani
la morte è l'estrema iattura in cui possiamo incappare.
--- Ma a questo punto ci viene incontro la fede. Per questo siamo qui
oggi intorno all'altare. Per questo rievochiamo con l'affetto le persone di
coloro che non sono più visibilmente in mezzo a noi e sentiamo
il bisogno di approfondire la nostra comunione con loro attraverso la preghiera
di suffragio, sforzandoci di trasferire il nostro pensiero nel regno beato dove
immaginiamo la loro definitiva dimora, insieme ai beati del cielo.
1) . Il paradosso come legge.
Tutto questo - dobbiamo convenirne - non è impresa facile, oggi
soprattutto, abituati come siamo al visibile, all'immediato, al palpabile, immersi
come ci troviamo nel consumismo materialistico, cui ci abituano i mezzi di comunicazione
sociale, sapientemente orchestrati. Si ha l'impressione che
tutto sia paradossale.
** È lo sforzo, tuttavia, che ci viene richiesto per non essere
assorbiti dalla mentalità mondana che influenza il nostro modo di pensare
e il nostro stile di vita. Non è esagerato affermare che il cristiano
è colui che ha il paradosso come legge!
== Paradosso è affermare che morendo si entra nella vera
vita, che mediante la morte Cristo ci ha meritato la felicità
eterna,
che bisogna perdere la propria vita per ritrovarla, chd bisogna
morire per risorgere ad una vita che non trmonta mai.
** Tutto questo fa parte della nostra professione di fede, come seguaci
del Cricifisso, ora risorto e vivente nella gloria del Padre. Anche la sofferenza
e la morte - che ne è il riepilogo - fanno parte di questo paradosso
che, nelle categorie razionali di cui siamo impastati, non trovano alcuna spiegazione
plausibile; ma la trovano nella teologia della croce che il cristiano
si
sforza di vivere ogni giorno, seguendo Cristo con coraggio, anticipando nella
speranza l'epilogo glorioso della sua umile avventura terrena.
== Finchè non entreremo in questa logica, difficile ma necessaria,
noi saremo soggetti a tutti gli scompensi di una vita senza significato e, per
di più, esposta continuamente alla delusione dell'insuccesso e della
sconfitta.
** Noi siamo qui oggi per dire che, nella logica di Cristo, anche
la morte ha un senso, eccome! La sua risurrezione ne costituisce il documento
principale che fonda la nostra fede sulla sorte di coloro che sono con Cristo,
e di noi stessi che
verso quella condizione siamo decisamente incamminati.
2) . Sulla via delle beatitudini.
-- La grande differenza tra noi e i nostri cari che già
hanno raggiunto la patria sta in questo: essi del paradosso evangelico delle
beatitudini stanno godendo l'aspetto positivo, riservato agli umili,
agli afflitti, ai perseguitati, agli affamati, ai costruttori di pace...; noi
invece, stiamo assaporando nella sua crudezza l'aspetto negativo di
una realtà, fatta di umiliazioni, di rinunzie, di sofferenza e di morte.
** Dobbiamo concludere, a proposito, che la fede e la speranza
devono operare la sintesi, per cui il paradosso
non sia più tale, ma operi la trasfigurazione della realtà presente,
dolorosa, severa ed impegnativa, pensando al risvolto glorioso che ci attende
e che i nostri morti già godono in pienezza.
== Succo di tutto il discorso è questo: la felicità che
ci attende, e che in parte è dono della fede già qui in terra,
non può non essere frutto di un impegno, di uno sfozo, di un cammino
costante e generoso dietro a Cristo crocifisso. Come quello che hanno percorso
i nostri fratelli defunti, come quello che ha percorso Cristo, il quale continua
a dirci con voce suadente:
" Vieni e seguimi!".
--- È questa la lezione della morte e dei morti, ma che diventa lezione
per la vera vita, per la vita etyerna!
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VII - LE VOCI DEI NOSTRI MORTI -
--
II Macc. 12, 45 : " Egli considerava la magnifica ricompensa
riservata a coloro che si addormentano nella morte ".
--- I Giovan. 3, 14 : " Siamo passati dalla morte alla vita, perchè
amiamo i fratelli!".
----Matteo 11, 25 : "Ti
ringrazio, o Padre, chè hai tenute nascoste
queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli ".
==
Come negli altri anni siamo riuniti per pregare insieme a favore dei nostri
morti che ognuno di noi, in questo momento,
porta nel cuore. È un appuntamento al quale non possiamo mancare,
perchè è un modo bello e commovente di comunicare con i nostri
cari
parenti defunti.
** La tradizione popolare ha scritto
commosse pagine su questo giorno che ha suggerito
tante manifestazioni di commossa
pietà, di affettuosa rievocazione e di affetto fraterno, sia pure velato
di tristezza.
--Noi credenti siamo stati convocati, non solo per un gesto di umana e
cristiana convenienza , ma per esprimere la nostra fede e
la nostra pietà verso coloro che sentiamo vicini a noi più che
mai. Diciamo subito che se siamo cristiani non dobbiamo lasciarci dominare dalla
tristezza in questa rievocazione, e molto meno dallo sconforto.
== Ricordare i nostri cari defunti che ieri erano con noi e che oggi godono
la visione di Dio, significa rinfocolare la nostra
speranza, contemplando quella méta
alla quale siamo diretti: ma significa pure metterci in ascolto delle voci
dei nostri morti che ci esortano a comportarci in modo da raggiungerli un giorno
nella patria.
** Proviamo a riascoltare le vosi dei nostri cari: voci convincenti perchè
provengono dal regno dela verità e da parte di coloro che ci amano e
si preoccupano del vero nostro bene.
=== Sarebbe veramente un
peccato non ascoltarle con attenzione!
1) . Una comunione che continua.
-- I nostri cari ci dicono innanzitutto:
" Sentiteci presenti. Sentiteci vivi! Sentiteci
vicini a voi! - Convincerci
di questa realtà non è altro che riaffermare la nostra fede nella
vita eterna.
** Perciò dobbiamo sentire vicini a noi i nostri cari
col loro affetto, con la loro preghiera,
con la loro vicinanza a Dio.Dal momento che Dio sta dappertutto, i morti che
sono immersi in Dio, stanno ovunque: noi possiamo parlare a loro, raccomandarci
a loro, come se fossero materialmente presenti, al nostro fianco.
== È certamente lodevole
l'usanza di visitare il cimitero,
sostare in preghiera vicino alla tomba dei nostri cari, quasi per sentirne la
presenza fisica; ma questa vicinanza è ben poca cosa se paragonata alla
presenza spirituale di cui godiamo anche noi, non solo qui nel cimitero, ma
nche nelle nostre case e dovunque svolgiamo la nostra attività. Perciò
possiamo parlare con loro come quando erano in vita: confidare loro le nostrte
pene, richiedere l'aiuto ed il sostegno delle loro preghiere. Non parliamo spesso
delle anime sante del Purgatorio? Se sono anime sante possono darci un valido
aiuto con le loro preghiere.
** Esercitiamoci spesso in questo colloquio affettuoso con i nostri cari:
ci sentiremo meno soli e meno depressi...!
2) . Una vita meravigliosa...
-- I nostri morti ci dicono, inoltre, che la vita è bella e vale
la pena affrontarla serenamente.
== Nel giorno dei "morti" parlare di
vita può sembrare anacronistico, fuori posto. Invece è giusto
parlare di vita dal momento che i nostri cari non sono morti del tutto, ma sono
entrati nel regno della vera vita, cioè dove non c'è
più nè morte, nè pianto, ma solo vita, gioia e felicità
senza limiti.
** Allora perchè piangiamo i nostri morti? Perchè siamo
sensibili: anche Gesù ha pianto sulla tomba dell'amico Lazzaro, morto
e sepolto da quattro giorni: eppure sapeva che lo avrebbe risuscitato fra pochi
minuti. È naturale piangere per la mancanza fisica della persona cara.
Non poterla più vedere, toccare, accarezzare, ascoltare la sua voce,
godere della sua presenza fisica costituisce per noi motivo di tristezza che
sfocia nelle lacrime.
== Ma sarebbe sbagliato se ci abbandonassimo allo sconforto, alla disperazione,
come se tutto fosse finito nel vuoto e ne nulla.
--- Se crediamo che morire è passare a "mighlior vita ",
è andare nella Casa del Padre, è entrare nella vita eterna, nella
felicità senza limiti, dovremmo consolarci al pensiero che i nostri cari
abbiano finito di tribolare, che siano affrancati dai tanti condizionamenti
che limitano la vita dell'uomo sulla terra e siano perfettamente liberi, immersi
in un oceano di pace.
** Infatti la fede ci assicura che dopo la morte saremo ammessi alla visione
gioiosa di Dio, immersi in una felicità che in questo mondo non riusciremo
mai ad immaginare.
**************************************************
== Ma anche la nostra vita quaggiù ha i suoi aspetti positivi
che la rendono bella e preziosa, degna di essere vissuta intensamente, perchè
essa ci offre la possibilità di prepararci alla vita eterna che inizia
con la morte.
-- È vero che questa nostra vita sulla terra è segnata dalla sofferenza
e dalle delusioni, ma qualche piccola gioia non manca neppure quaggiù.
Tuttavia questa nostra vita è preziosa perchè ci permette di conoscere
Dio, di orientarci a Lui, di costruire con la sua grazia quella felicità
futura che Gesù ci ha meritato con la sua Passione, morte e risurrezione.
== È vero che sulla terra non c'è felicità piena e duratura,
ma è anche vero che la vita eterna incomincia quaggiù con la grazia
di Dio ricevuta nel Battesimo; avendoci presi per figli, Dio si è impegnato
quel giorno a darci l'eredità che spetta ai figli legittimi: poichè
dopo la morte il mondo materiale a noi non interessa più, la nostra vera
eredità non può essere costituita dalle cose, ma solo esclusivamente
da Dio. Sarà Lui, soltanto Lui il nostro vero Paradiso!
** I nostri fratelli defunti , adeso, nella luce di Dio, con lo sguardo
limpido, non offuscato da miraggi terreni, possono ben comprendere il valore
della vita di quaggiù, del tempo che il Signore ci offre per costruirci
una dimora nel cielo.
__ È stato scritto: " Se i morti potessero avere un rammarico,
sarebbe quello di non avere più a disposizione dei giorni terreni per
poter aumentare la gloria nel Regno di Dio.
== Tutti gli attimi della nostra vita valgono, dunque, un immenso tesoro celeste.
Pensiamoci per approfittarne!
** Non c'è dubbio: le azioni di questa vita hanno, dunque, una
portata eterna: esse costituiscono l'unico capitale, l'unica ricchezza che ci
accompagna nell'eternità.
== Noi critiani, infatti, non disprezziamo questa vita, anzi ne abbiamo grande
stima. Il pensiero della morte per il cristiano
non sfocia nel pessimismo, nella tristezza, nel ripiegamento su se stesso, molto
meno nella passività, o nell'inerzia tatalistica:
anzi ci stimola ad operare tutto il bene possibile per assicurarci un bene maggiore.
** Ed è proprio questa l'esortazione che ci viene dai nostri morti, in
questo giorno dedicato in modo speciale al loro ricordo.
Non sciupiamo dunque questa vita, nè il tempo che Dio ci dona: piuttosto
facciamone tesoro per il cielo!
** Non a caso nel giorno dei morti la Chiesa ci fa leggere la pagina di S. Matteo
che abbiamo appena ascoltato; una pagina realistica, una pagina severa che costituisce
il codice su cui verrà confrontata la nostra vita alla fine dei tempi,
per vedere se sarà degna di premio o di condanna.
== Alla fine della vita saremo giudicati sull'amore. Sull'amore che porteremo
a Dio, sull'amore che avremo saputo seminare sui nostri passi durante il soggiorno
terreno.
== In questa atmosfera di amore chiudiamo questa giornata di preghiera,
di riflessione e di serena speranza cristiana.
--- Pur nel dolore del distacco che perdura e che in questa giornata si è
fatto sentire più acuto, sentiamo in fondo al cuore una
grande serenità che scaturisce dalla certezza di essere incamminati tutti
verso la vita eterna.
----Chiediamo ai nostri cari morti di pregare per noi perchè un giorno
possiamo ritrovarci tutti, insieme con loro, nella gioia della vita eterna.
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VIII - MORTE E RISURREZIONE -
-- Giob. 19, 25-26 : "
Io so che il mio Redentore è vivo...io lo vedrò, io stesso!".
-- Rom. 5, 5--------: " ...La speranza non delude...!"
==
Se c'è uno che ha lottato per la vita contro la morte è proprio
Lui, il nostro Signore risorto. Gesù ebbe come missione quella di ridonare
la vita. Egli stesso disse di sè: " Io sono venuto perchè
(gli uomini) abbano al vita e l'abbiano in abbondanza!" ( Gv.10,10 ).
Dal peccato ci era venuta la morte, da Gesù è venuta a noi la
vita.
*** Egli che è venuto per distruggere il peccato, ha distrutto anche
le conseguenze di esso. In Lui, dunque, anche la morte è stata vinta:
non nel senso che noi possiamo fuggire alla legge universale della morte, ma
nel senso che la morte stessa, perchi ha fede, diventa il passaggio obbligato
e fortunato verso la vita vera, ch'è la vita eterna.
== E per ottenerci questa vita, Gesù ha accettato la morte - e quale
morte! - ; ma da quella morte è nata per noi la vita nuova:
leggiamo nella liturgia dei defunti: " Cristo morendo distrusse la
morte, risorgendo ha ridato a noi la vita!".
** Quella stessa potenza divina che, dopo tre giorni, rianimò
le membra le membra del Salvatore, alla fine del mondo ridonerà la vita
alle nostre membra per la gloria eterna..È questa la verità
che fa da risvolto al nostro lutto di oggi.
== Nel mistero pasquale di Cristo, dunque, trova luce il mistero della morte
dell'uomo. Come Gesù per essere glorificato dovette passare attraverso
l'ignominia e la soffrenza della morte, così il cristiano, assimilato
a Cristo nel Battesimo e fatto partecipe della sua morte - dopo l'umiliazione
della morte e della corruzione - sarà partecipe della gloria della
risurrezione della sua carne mortale.
== Dunque il nostro fratello nin è morto del tutto. Si è allontanato
da noi con il corpo, momentaneamente. Il suo spirito vive in Dio, in attesa
di ricongiungersi al corpo per godere per sempre la gloria che il Signore ha
preparato per i suoi fedeli.
2) . Impegno di vita cristiana. -- Chiaramente questa promessa di gloria
è legata all'impegno di vita ristiana, coerente col Battesimo.Per risorgere
con Cristo, infatti, bisogna prima morire al peccato e rivestirsi dell'uomo
nuovo. Già nel Battesimo siamo risuscitati spiritualmente tramite la
grazia che ci è stata donata , mediante la quale siamo diventati figli
di Dio. Purtroppo succede spesso che il peccato sospinge ancora l'uomo nella
morte.
---Siamo ancora in tempo per risorgere col pentimento sincero e col sacramento
della Penitenza.
Da questa morte che ci colpisce negli affetti più cari, dobbiamo apprendere
la lezione austera di una vita impegnata, conforme
alla nostra professione cristiana. È proprio alla luce della morte che
si comprende il valore del tempo che Dio ci dona per compiere il bene. Come
Gesù " è venuto per fare la volontà del Padre"
e solo a questa condizione è passato dalla morte alla vita, così
anche a noi viene indicata la strada maestra per entrare nella vita: fare
la volontà del Padre ogni giorno, nonostante tutte le passioni che spingono
in senso contrario.
3) . Preghiere e suffragi. --
Col proposito sincero di rinnovarci interiormente, per poter vivere sempre meglio
sintonizzati
con la volontà di Dio, anche la nostra preghiera ed i nostri suffragi
acquisteranno una maggiore efficacia: lo sforzo che compiremo per piacere al
Signore, le mortificazioni che accetteremo per vivere in grazia di Dio, costituiranno
anch'essi un valido motivo di suffragio per per il nostro caro defunto per il
quale stiamo celebrando questa santa messa.
== La Chiesa, convinta della comunione dei santi, ci esorta a suffragare
le anime dei nostri morti, per affrettare loro l'ingresso nella sala del banchetto
eterno, che simboleggia la gioia e la gloria della Casa del Padre.
** Dopo la morte i nostri cari non hanno più bisogno di null'altro che
del nostro aiuto spirituale: e noi ben volentieri offriamo al Signore le nostre
preghiere, i nostri sacrifici; ma il sacrificio più valido, è
quello di Gesù: ecco perchè celebriamo la Messa per i defunti:
perchè l'Eterno Padre si degni di accettare il sacrificio del Figlio
suo Crocifisso a vantaggio delle anime del purgatorio.
== I ceri si consumano e si spengono, i fiori appasiscono e marciscono:
rimane il sacrificio di Gesù, fonte perenne di misericordia e di perdono
per i vivi e per i defunti.
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IX - SAPIENZA CRISTIANA E
LEZIONI DELLA MORTE -
--- Dan.. 12, 2 : "
...Si risveglieranno: gli uni alla vita eterna, gli altri alla vergogna e per
l'infamia eterna ".
-- I Tes. 4, 17 : " ...E così
saremo sempre col Signore!".
-- Mat. 11, 25 : ". .Hai tenute nascoste questa cose ai sapienti e d agli
intelligenti e le hai rivelate ai piccoli!".
--- 1) . " Venite a me, o voi tutti, che siete affaticati
ed oppressi ed io vi ristorerò". -- In questo momnento di
dolore e di tristezza abbiamo bisogno di una parola di consolazione. E Gesù
ce la offre nella pagina di Vangelo che
sentito proclamare in questa santa Messa.
== Quando, nel momento della prova, ( e la morte di nostri cari è
una grande prova !), ogni conforto umano risulta insufficiente: quando le
parole dell'amicizia, della partecipazione e dell'affetto non bastano a ridonarci
la pace e la calma interiore, la fede si offre come unico rimedio alla nostra
sofferenza.
** Perciò il cristiano sa dove andare quando è afflitto.
Sa dove poter trovare la parola che conta. Sa dove trovare
la luce che dirada il fitto mistero che avvolge tutta la vita umana e che nella
morte diventa assolutamente impenetrabile ed angoscioso. Ecco perchè
ci troviamo in preghiera attorno ad un altare!
** Potrebbe apparire una semplice convenienza, una gentile e lodevole
abitudine; invece ci troviamo qui perchè, in un momento come questo,
abbiamo assolutamente bisogno di sicurezza, di luce, di conforto, di speranza.
Tutto questo non ci può venire
dalla scienza e dalla sapienza terrena!
== Di fronte alla morte, infatti, che cosa può dire la
ragione umana, se non prendere atto di una ineluttabile ed inesorabile realtà
cui nessun uomo si è mai sottratto, nè potrai mai sottrarsi?
** La sapienza cristiana, invece, è in grado di dire la sua parola
chiarificatrice, capace di consolare e confortare. Perciò tra le
lacrime per il dolore del distacco dalla persona cara vogliamo trovare lo spazio
per una fruttuosa riflessione. È l'unico modo per trovare la forza di
non cedere alla tentazione dello scoraggiamento e dello smarrimento.
2) . " ...Hai tenuto nascoste questa cose ai sapienti....e
le hai rivelate ai piccoli" .( Vangelo ) --- Solo i piccoli, cioè
gli umili, che sono aperti a Dio, ai valori spirituali posono penetrare i segreti
di Dio e raggiungere così la vera saggezza. È proprio questa saggezza
cristiana che oggi qui, dinanzi ad una bara, c'invita a cogiere le grandi leioni
ddlla morte per imparare a vivere da cristiani.
** La prima lezione è molto realistica: " Le cose di quaggiù
sono caduche e temporanee ". Ci dice l'apostolo Giacomo:
" Che cosa è la vita dell'uomo? Siete come un vapore che appare
per un istante e poi scompare." ( 4,5 ).
--- Le cose di quaggiù passano molto rapidamente. La stessa vita
è sospesa ad un tenue filo che da un momento all'altro si
può spezzare, senza la possibilità di riannodarlo.
** La stessa insoddisfazione ci dice che le cose sono relative, incapaci di
corrispondere ai nostri desideri d'infinito!
-- Il nostro correre affannoso per avere di più, per conoscere di più,
non è forse una prova dell'insufficienza di tutte le cose del mondo?
Ci dice a proposito l'Apostolo Paolo: " Fratelli, il tempo si
è fatto breve ; d' ora innanzi quelli che hanno moglie, vivano come se
non l'avessero, coloro che piangono come se non piangessero, e quelli che godono
come se non godessero; quelli che comprano come se non possedessero: quelli
che usano il mondo , come se non ne usassero appieno: perchè passa
presto la scena di questo mondo!" ( Gal. 6, 10 ).
== Questa non è una filosofia pessimista e fatalista. Non
è neppure indulgere al nichilismo. Non è nemmeno l'amara costatazione
fatta già dai saggi pagani i quali, perciò, concludevano: "....coroniamoci
di rose, prima che marciscano !"
** Ma è la logica conclusione suggerita dalla saggezza cristiana
la quale, dopo aver costato la vanità di quanto il mondo offre,
ammonisce : " Finchè abbiamo il tempo compiamo il bene!".(
Gal. 6, 10 ).
3) . ...Ed ecco la seconda, grande lezione della morte. --
Le cose di quaggiù ( di poco valore in sè stesse ) possono
acquistare un valore enorme e duraturo nell'eternità. Ossia nel tempo
presente, noi ci stiamo costruendo, con le cose che abbiamo a disposizione,
una splendida ed imperirtura dimora nel Cielo. Infatti le piccole cose
di quaggiù ci servono come scala per ascendere alla pienezza della
felicità. Non possiamo, dunque, sciupare il tempo come se dovessimo rimanere
sempre in questa terra, ma finalizzare tutto alla vita futura: le nostre scelte,
i nostri programmi, il nostro impegno quotidiano, le nostrte intenzioni.
== Non dimentichiamo che ci stiamo preparando una casa nell'eternità,
la quale sarà così come ce la saremo preparata durante il periodo
di permanenza su questa terra!
4) . La morte, infine, c'invita a fissare lo sguardo sulla
vita senza fine, ossia sulla cità futura, la nostra vera patria.
== È questa l'altra grande lezione che dobbiamo apprendere dalla morte.
---Ora siamo in viaggio, come in uno scompartimento di treno. Cosa direste del
viaggiatore che i affannasse ad abbellire quella piccola dimora, che lo ospita
solo il tempo del viaggio, profondendovi fatiche e denaro? Sarebbe un vero
sciocco!
** Farebbe la stessa cosa chi si preoccupasse di stare molto bene di qua,
senza pensare alla sua dimora
ultima e definitiva?
== Come si può vivere senza desiderare di giungere felicemente
a quella méta frfinitiva della nostra speranza?
** È necessario elevare spesso ol nostro pensiero a quella gioia che
il Signore ci ha preparato in cielo. Il Paradiso non è una favoletta
che la nonna racconta al nipotino per tenerlo buono: è il punto di riferimento
di tutta l'esistenza umana, lo scopo ultimo della nostra esistenza terrena.
Per noi "cielo" è
sinonimo di felicità, di pienezza, di appagamento di tutte le nostre
aspirazioni.
== La morte è la porta che si apre sull'eternità e ci permette
di essere ammessi a quella visione di Dio che costituisce il nostro vero Paradiso
e la pienezza del nostro essere.
----Con questi pensieri ravviviamo la nostra speranza, e trasformiamo ora
in preghiera il pianto e l'affetto che ci legano a questa persona cara che stiamo
per accompagnare al sepolcro.
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X - L'ORA DELLA GLORIFICAZIONE -
-- II Macc. 13, 45: "
Egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano
nel Signore ".
-- Romani . 8, 18 : " Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili
alla gloria futura ".
-Giovanni. 12, 23 : " È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio
dell'uomo !"
= Come è apparentemente strana e contrastante col momento
presente che stiamo vivendo, la frase con cui si è aperto il
Vangelo che abbiamo ascoltato: " È giunta l'ora che sia glorificato
il Figlio dell'uomo!"
** Eppure è qui che la nostra fede è chiamata a misurarsi
e a superare, nell'ascolto della parola divina, le suggestioni negative che
la morte di questo nostro fratello insinua nel nostro spirito. In questo momento
difficile dobbiamo fare spazio alla fede ed alla speranza , ravvivate dalla
Parola di Dio.
1) . L'ora della glorificazione. ----L'ora della glorificazione
di cui parla Gesù era precisamente l'ora della sua morte, pur così
umiliante e dolorosa. Era lui, Gesù, il chicco di frumento che doveva
essere gettato in terra e morire per portare frutto!
== Solo passando attraverso la morte Gesù potè conseguire la
gloria della risurrezione. E solo attraverso la morte di Lui noi siamo stati
arricchiti di ogni bene e siamo stati fatti degni della gloria del Signore che
ci è partecipata quaggiù tramite la grazia che ci fa diventare
figli di Dio e coeredi di Cristo.
** Gesù, dunque, è dovuto passare attraverso la croce e la morte
per entrare nella gloria: " Non bisognava, forse, che il Cristo patisse
tuto questo ed entrasse così nell sua gloria?" ( Lc. 14,26 ).
-----Anche per Gesù la morte fu un trauma doloroso: dinanzi a questa
realtà incombente pregò il Padre perchè lo dispensasse
dal bere quel calice amaro: " ...l'anima mia è turbata...!
"
** È inutile
nascondercelo: la morte - umanamente parlando - è la tragedia
più insopportabile dell'esperienza umna che anela con spasimo alla vita
senza fine. Siamo nati per vivere: la morte ci ripugna.
== Ma in Gesù, sullo spavento umano e sull'angoscia dinanzi alla morte,
prevalse la generosa accettazione e l'abbandono filiale alla volontà
del Padre che aveva deciso di salvare il mondo con l'mmolazione del suo Figlio.
** Il cristiano è assimilato a Cristo. Destinato anch'egli alla gloria,
sa di dover passare attraverso il doloroso mistero della morte, perchè
la legge del cristianesimo è
questa: dalla morte la vita, dall'ignominia la gloria, dall'apparente sconfitta
la vittoria.
== Non ci dobbiamo meravigliare se la nostra povera natura rifugge con tutte
le sue forze da questa dolorosa realtà; nè il nostro pianto di
quest'ora dispiace al Signore: Lui pure pianse alla morte del suo amico Lazzaro
e si turbò dinanzi al dolore straziante delle sorelle Marta e Maria.
** Il pianto in questo momento è segno del nostro affetto fraterno
che ci fa prendere parte intensamente alla sofferenza delle persone care. Versiamo
putre le nostrte lacrime sincere, ma prevalga in noi, con l'aiuto della fede
e della grazia, la generosa accettazione del disegno di Dio, così cpme
ha fatto Gesù: " ...Padre, non si faccia la mia, ma la tua volontà!".
--- È scritto nel Vangelo che Gesù accettò la morte
violenta di croce, pensando alla gloria che il Padre gli aveva riservata per
la sua amorosa pbbedienza.
== Sarà lo stesso per noi: nel disegno del Padre celeste, dopo
la morte, ci è riservata una grande felicità: " Se uno
mi serve, il Padre mio lo onorerà!".
2) . Mistero di gloria...--- Tentiamo di accostarci umilmente
a questo mistero di gloria promessa, e riflettiamo: alla morte terrena
fa riscontro la vita eterna. Al distacco sensibile fa riscontro la certezza
di una beatitudine senza limiti, che non riusciamo neppure ad immaginare.Anche
gli antichi dicevano: " Per aspera ad astra!"; atraverso il
dolore si passa alla gloria.
** Dunque, aldi là della barriera della morte ci si prospetta una
felicità piena nella visione e nel possesso di Dio.
== Fissiamo allora lo sguardo in quella patria dove troveremo l'appagamento
di tutti i nostri desideri. Più facile e meno drammatica ci apparirà
l'accettazione del dolore di quest'ora!
-- Ma il pensiero gioioso della gloria che il Signore ha preparato per i suoi
figli non deve essere solo di questo momento di lutto, o di altri moment difficili
e tristi, quasi un rifugio di comodo, ma deve costituire la prospettiva costante
della nostra vita, l'angolo visuale quotidiano per il nostro impegno cristiano.
** A noi, asetati d'infinito, sta dinanzi una vita di comunione con dio:
a noi assetati d'amore, di felicità e di vita, è assicurata un'eternità
beata. una convivenza indistruttibile.
3) . Sofferenza e gioia...-- Pensando alla festa che Dio
ci ha preparato nel mondo che verrà, alla luce di quanto abbiamo ascoltato
nella seconda lettura della Messa, dobbiamo crescere nella convinzione che "
non sono paragonabili le sofferenze
del momento presente alla gloria futura che dovrà essere riuvelata in
noi!"
== Infatti, pensando a quanto il Signore ci ha preparato dopo
la morte, dovremmo essere disposti a perdere la nostra vita di
quaggiù per conseguire quella di lassù: " Chi ama la propria
vita, la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserva per la vita
eterna" ( Gv. 12, 23 ).
-- Questo nostro caro fratello ha perduto la vita terrena, segnata da innumerevoli
sofferenze fisiche e morali.. Ora è entrato in quella patria dove
non c'è lutto, nè pianto, nè l'ansia per un domani incerto.
Per lui non c'è più un futuro oscuro, nè la minaccia della
disoccupazione da temere e scongiurare: c'è solo un presente eterno e
pieno di gioia e di certezze, da godere nell'estasi eterna.
--- Dal paradiso, dove speriamo sia già entrato, egli ci guarda,
vede che stiamo pregando per lui, gradisce il nostro pianto, il nostro suffragio
e prega per noi perchè possiamo raggiungerlo quando Dio vorrà
in modo che la fmoglia umana, disgregata dalla morte, si ricomponga nell'aldilà
in una comunione perfetta ed indefettibile, insieme a tutti i Santi.
** Fissiamo allora la méta della nostra speranza, proponendosci
d'impegnarci seriamente per vivere unìautentica vita cristiana, premessa
necessaria di quella gloria che il Signore ci ha assicurato.
== È Gesù ad assicurarcelo: " Chi mi serve, mi
segua, e dove sono io là sarà anche il mio servo!" ( Vangelo
).
== Seguire Gesù, anche nel dolore e nel pianto, anche nell'ora buia
dell'amarezza e del distacco: è questa la garanzia della pace serena
e profonda dello spirito e la promessa di una vita senza fine.
--- Perchè il nostro caro defunto ne possa essere pienamente partecipe
al più presto, offriamogli il tributo del nostro fraterno suffragio.
Cristo lo avvalora con il divino sacrificio della Messa che stiamo celebrando
per il suo riposo eterno.
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XI - LA VITTORIA DELLA FEDE SULLA MORTE -
-------
Atti. 10, 39-40 : " Essi lo uccisero appendndolo ad una croce, ma Dio lo
ha risuscitato il terzo giorno!".
-------I Cor. 15,26.... : " L'ultimo nemico ad essere annientato sarà
la morte ".
-------Giov. 14, 1 ..... : "
Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me..."
== Nel momento
della prova abbiamo bisogno di aggrapparci a qualche grande sicurezza. Quando
sembrava che tutto intorno a noi e dentro di noi vacilli e venga meno, abbiamo
bisogno di un sostegno superiore che ci permetta di stare saldi nelle vicissitudini
umane, così problematiche e così poco comprensibili, di cui la
morte è certamente il mistero più grande ed angosciante.
** Dove troveremo questa sicurezza e questo sostegno? Potrebbe risponderci l'Apostolo
S Giovanni che ha detto: " Questa è la vittoria che ha vinto
il mondo: la nostra fede!".(
I Gv. 5, 4 ).
== Nel momento in cui noi,
avvertendo il peso della nostra condizione umana, siamo oppressi dalla morte,
possiamo celebrare la vita nella fede,
come c'insinua tutta la
liturgia che stiamo celebrando. Infatti Gesù ci ha detto: " Abbiate
fede in Dio e abbiate fede anche in me" ( Gv. 124,1 ).
1) - Che cosa ci dice questa fede?
-- Interroghiamola un istante,
in questìora solenne e dolorosa. Lo Spirito Santo c'illumini, ci aiuti
a capire ed attenui il velo della tristezza.
a). La fede ci assicura
che oltre la morte, oltre la vita terrena, c'è la vita eterna,
quella che Cristo, con a sua morte e risurrezione
ci ha conquistato, riportando
quella vittoria sulla morte di cui l'uomo può ora giustamente gloriarsi.
Infatti "in Gesù noi vinciamo la morte chìè
il nostro ultimo nemico". Ultimo perchè dopo non ci sarà
altro che la vita con Cristo risorto.
** Dopo questo esilio ci attende, dunque, la beata dimora nella casa del Padre,
dove è entrato Cristo dopo la sua risurrezione, e dove ci ha preceduto
per " prepararci un posto" (Vangelo). Là, nella città
beata dove aneliamo nella fede, c'è posto per tutti.
Questo nostro fratello defunto probabilmente ha già preso possesso del
posto che il Signore gli aveva preparato.
== In questa patria beata la moltiplicazione degli abitanti è moltiplicazione
di felicità!
b). Di questa vita senza fine
- è sempre la fede che ci parla - noi riceviamo
quaggiù il pegno sicuro mediante la grazia che ci è stata
data nel Battesimo e che qui, nella celebrazione eucaristica, ci viene mirabilmente
accresciuta. Qui, infatti,
noi stiamo per rinnovare nei segni sacramentali quel mistero pasquale da
cui la morte è stata sconfitta e riaperta a noi la vita.
c). La fede ci dice,
inoltre, che dal cielo dove Cristo ci ha preceduto, Egli nuovamente verrà,
non solo alla fine dei
tempi per tutti i componenti
la famiglia umana, ma al termine della vita terrena di ciascuno:
" Verrò di nuovo e vi prenderò con me, perchè
iate anche voi dove sono io " ( Gv. 14,3 ).
-- Questo incontro con Cristo
- che chiamiamo giudizio -
per il nostro fratello N.
si è già verificato; egli già sa qual'è la sua sorte
eterna. Il tutto è avvenuto in un attimo, all'istante della morte, senza
nessuno di quegli apparati che sono propri dei tribunali eretti dagli uomini:
non sarà Dio a pronunziare la sentenza:
essa emergerà
con evidenza dalla nostra vita, condotta sulla terra ; con il nostro comportamento
siamo noi stessi a scrivere la sentenza, giorno dopo giorno.
** Il
suffragio cristiano costituisce il gesto più bello e più utile
di fraternità e di amore a vantaggio dei nostri cari defunti, i quali
sicuramente ci ricambieranno implorando per noi dal Signore tutte le grazie
di cui abbiamo bisogno.
2). Le parole di Gesù sono rivolte a
tutti, a noi in particolare in questo momento, a noi ancora vivi, ancora
in esilio, ancora in cammino e, quimdi, ancora nella possibilità di arricchire
il nostro patrimonio di meriti ,
con le opere buone.
- Noi non possiamo dire come Tommaso: " Signore, come facciamo a
conoscere la via, se non sappiamo nemmeno dove andrai? ". Noi sappiamo
dove è andato il Signore e conosciamo bene anche la via, in modo che,
seguendolo in questa vita, possiamo raggiungerlo nell'altra. La via la conosciamo
tramite la fede, e la santa Chiesa non cessa d'indicarcela e di spronarci
a percorrerla alacremente e coraggiosamente. Non ci rimane che armarci di buona
volontà e metterci in cammino!
3)." Io sono la via, la verità e
la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me " ( Gv. 14, 6 ).
== Gesù, dunque, è la via per raggiungere il Padre, è
la strada che ci porta a quel luogo che costituirà anche la nostra dimora
per sempre. Allora ecco gl'impegni che ne scaturiscono:
-- conoscere Gesù, Amare Gesù : Egli è la Verità;
-- seguire Gesù nei suoi insegnamenti, nei suoi esempi, anche quando
ciò richiede notevole sacrificio: Egli è la Via;
-- amare Gesù, pregarlo, mantenerci intimamente uniti a lui, vivere di
lui: rimanere nella sua grazia fuggendo con orrore il peccato: partecipare ai
Sacramenti, specie all'Eucaristia: Egli è la Vita!
** È questo il programma per trasformare il mistero di
morte, che affligge inesorabilmmente la nostra condizione terrena, in un mistero
di vita che non verrà mai meno.Mistero finchè siamo quaggiù:
pienezza di manifestazione quando saremo lassù!
== Concludendo: il nostro appuntamento è in Cielo - sembra
dirci questo nostro fratello defunto - nella casa del Padre dove ci sono
molti posti, dove ci sono molti posti, dove Gesù ha disposto una beata
dimora, piena dimora di felicità.
-- Di tutto questo è rinnovata garanzia il sacrificio eucaristico che
stiamo celebrando sull'altare, a suffragio dello scomparso, a conforto dei suoi
parenti, cui ci unisce fraterna solidarietà, per il bene di tutti.
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XII - " SE MORIAMO,
MORIAMO PER IL SIGNORE! " -
Apoc. 20,12 : " Vidi i morti, grandi
e piccoli, ritti davanti al trono ".
Rom. 14, 8 .: " Se moriamo, moriamo per il Signore ".
Luca 24,26 : " Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze
per entrare nella sua gloria ".
1) . Di fronte al mistero della morte,
nel dolore e nell'amarezza che ne conseguono, molti interrogativi si pongono
al nostro spirito: Perchè la morte? Perchè il dolore? Perchè
questo distacco forzato?
** Una vita stroncata nel pieno della giovinezza e delle forze,
( o nel vigore della maturità ), l'accorata supplica di un'intera famiglia
implorante la guarigione del proprio caro rimasta senza ascolto, la desolazione
dell'intera famiglia, privata della presenza e del sostegno di uno dei
suoi membri: perchè tutto questo ?
2) . La risposta ci viene dalle parole dell'Apostolo Paolo quando
afferma; " Nessuno di noi vive per sè stesso, nè muore
per sè stesso: se viviamo, viviamo per il Signore, se muoriamo, muoriamo
per il Signore. Sia che viviamo, sia che muoriamo noi siamo del Signore".
** Ecco: è il mistero della morte, il mistero del dolore, accettato
con umile ossequio a Dio, alla luce della fede: è
un tributo di adorazione e di sottomissione amorosa alla volontà di Colui
che tutto dispone per il nostro meglio. Non siamo noi a darci
la vita, così come non siamo noi a restituirla, perchè non siamo
padroni, ma amministratori di questo bene sommo.
-- Tutto di noi e in noi è in mano del Signore: "
Egli ci ha donato la vita: egli, come e dove vuole ce la toglie: sia benedetto
il nome del Signore". Ma dobbiamo intenderci bene al riguardo: Dio
non è l'autore della morte; non è lui a mandarci la morte; la
morte accade sempre per cause naturali; ma Dio non ha mai ammazzato nessuno!
Se noi che siamo cattivi , per nessuna ragione al mondo avremmo il coraggio
di togliere la vita alle persone care, molto meno lo può fare Dio
il quale ama con amore infinito tutte le sue creature e provvede a tutte il
necessario.
** È vero che la cronaca nera ci riferisce spesso fatti di stragi
familiari per mano di un membro della famiglia; ma si tratta sempre di persone
malate di mente, o in preda ad una forte passione incontrollata. Ma Dio non
può mai agire per impulso o per vendetta: Egli è l' Amore, perciò
è la Vita! Addossare a Dio la responsabilità della morte di
un nostro caro è contro la fede e contro la ragione!
== Pur nelle lacrime e nello strazio di questo momento, noi dobbiamo trovare
la forza di accettare la realtà che ci trascende,
accettando le disposizioni della Provvidenza con umiltà e fiducia, sicuri
che Dio non ha nessun gusto a farci soffrire: è Padre!
** Questi sentimenti non costituiscono un abbandono cieco ad una forza irrazionale
e tirannica che ci sovrasta inesorabilmente; non è fatalistica accettazione
di un destino crudele e capriccioso, ma è sottomissione filiale
alla volontà permissiva di un Padre amoroso, il quale rimane tale anche
quando ci tocca negli affetti più cari.
== Tante pagine della Scrittura provano questa verità. Tutta la storia
del cristianesimo ne è la conferma. Come dal sacrificio del suo Figlio
unigenito, così dal sacrificio dei suoi figli adottivi, Dio fa scaturire
la salvezza del mondo. Perchè rimane il principio, paradossale ma vero:
la vita scaturisce sempre dalla morte!
3). Noi siamo certi che dal nostro dolore, dal pianto
di questo momento, è sorta per noi e per il nostro caro scomparso una
sovrumana promessa di felicità. Ce lo assicura la fede. E a questa fede
noi dobiamo aderire generosamente, con coerenza e con cristiana accettazione.
Ci dice l'Apostolo Paolo: " ...Per questo appunto il Cristo morì
e risuscitò. per essere il Signore dei morti e dei vivi !"
-- La morte dolorosissima di Cristo pare avere in sè sintetizzato
tutto l'orrore da cui siamo presi di frone alla morte, per trasformarlo in risurrezione,
ossia in promesa di vita e di felicità: " ...Non era forse
necessario che il Cristo patisse per entrare nella sua gloria?"( Lc. 24
).
-- La stessa domanda rivolge a noi Gesù, e attende
la risposta della nostra fede e della nostra generosità. Non importa
sapere il perchè preciso della nostra sofferenza: non possiamo pretendere
di sapere che cosa nasce da questa morte, da questo nostro dolore: è
sufficiente sapere che morte e sofferenza sono per il cristiano la premessa
della gioia e della risurrezione, da quando questa è stata la strada
percorsa da Gesù.
** Allora, nella fede, diciamo il nostro "sì
" a Dio. Ne scaturirà un grande conforto per noi che
contnuiamo il nostro pellegrinaggio terreno, e ne verrà, ne siamo
certi, un soprannaturale conforto anche per la persona cara scomparsa, per
la quale stiamo pregando, nell'attesa di rivederla gloriosa nel cielo, dove
ci guida la nostra speranza.
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XIII - INCONTRO SL SIGNORE CON LE FIACCOLE ACCESE -
Dan. 12, 1 : " Sarà
salvato il suo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro ".
I Gv. 3,14: " Siamo passati dalla morte alla vita ".
Lc . 12, 36 : " Siate simili a coloro che aspettano il padrone...per aprirgli
subito !".
== La
morte di questo nostro fratello diventa scuola di vita per noi incamminati sulla
stessa strada. Cìè di aiuto la parola che abbiamo ascoltato. Il
mistero della morte, anche quando si compie in una persona molto avanti negli
anni, è sempre fonte di tristezza, per il naturale distacco che essa
comporta e, sptrattutto, per il richiamo ad una realtà drammatica che
ogni uomo sa
di non poter sfuggire.
* Anche se la morte di una persona longeva non ariva nè inattesa, nè
immatura, costituisce sempre un valido richiamo per noi che camminiamo decisamente
verso questo ineludibile traguardo.
== Proviamo a guardarla in faccia questa morte, senza paura, con la luce che
la fede ci dona. capace di trasformare questo evento doloroso in una premessa
di vita. San Giovanni ci ha detto: " Siamo passati dalla morte alla
vita!". È il prodigio della
stessa fede: trsformare la morte in vita e
il dolore in gaudio. Non è stato lo stesso per Gesù nel mistero
pasquale?
1) . La morte: pensiero serio.
--- È un richiamo alla verità ed alla realtà. Noi conosciamo
poco la verità su noi stesi e sulle cose: qiesta conoscenza ci è
facilitata dalla realtà ineluttabile della morte che chiude il nostro
ciclo vitale sulla terra.
a). - Noi siamo portati a dare un valore assoluto alle cose che immediatamente
ci piacciono e soddisfano i nostri desideri, anche quelli meno buoni, purtroppo!.
Vorremmo che non finissero mai! Anzi spesso ci comportiamo come se dovesero
durare sempre: ci attacchiamo tenacemente ad essi come ostriche allo scoglio.
E così si arriva fino a perdere di vista i veri beni, quelli eterni.
b), - Ebbene, la morte ci disincanta:
fa luce sulle realtà terrene, i disillude, ci manifesta le cose per quello
che realmente sono: beni parziali e transeunti. Ce lo rivela chiaramente la
parola di Dio:
== Le cose di questo mondo sono come una scena: " Passa la figura
di questo mondo!" ( i Cor. 7, 31 );
== Esse sono come " un'ombra" rispetto alla vera vita futura;
== Durano poco, come una folata di vento: "Che cosa è la
vita dell'uomo? Un fumo che per poco appare e poi si dilegua"(Gc.4
)
== Sono di poco conto, non possono essere considerate come
valori assoluti: " Mille anni agli occhi tuoi sono come il giorno di
ieri ch'è passato.... La stirpe dell'uomo è come un sogno che
al mattino svanisce;... come l'erba del prato, al mattino germoglia e fiorisce,
la sera inaridisce e muore!" ( Salmo 86, 20 ).
== Non sono beni che possiamo portare con noi oltre la tomba: "
...stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la vita, e quello che
hai preparato per chi sarà?" ( Lc. 12,20 ).
c). - Dunque, alla scuola di
queste realtà, apriamo gli occhi! -- Mettiamo da parte l'ombra e
fissiamo la realtà che, paradossalmente, non posiamo vedere adesso con
i nostri occhi di carne, ma solo tramite la fede la quale, sola, può
guardare oltre l'opacità di questo mondo sensibile.Perciò
non ci lasciamo incantare dai valori intermedi, per quanto appariscenti esi
siano, e andiamo oltre le apparenze per raggiungere quei valori assoluti che
si riassumono nell'unico assoluto: DIO!
** Accettiamo la nostra condizione di pellegrini, di ospiti
sulla terra: non attacchiamo il cuore alle cose che sono soltanto beni relativi,
doni di Dio da usare come mezzi per raggiungere il fine ultimo per il quale
siamo stati creati; altrimenti le creature, invece di costituire un aiuto diventano
un intralcio nel nostro cammino di ritorno alla casa del Padre.
== Già la saggezza antica aveva scoperto e predicato che un distacco
graduale e costante durante tutta la vita rende all'uomo più sereno il
distacco ultimo, quello che la morte c'impone...Ecco perchè il
pensiero della morte fa parte della pedagogia del cristiano, il quale deve educarsi
poco a poco al pensiero della morte!
2) . - La morte: pensiero sereno! --- Ci dice Gesù nel
Vangelo: "...Quando vi avrò preparato un posto, ritornerò
e vi prenderò con me, perchè siate anche voi dove sono io....".
Morire, allora, è andare con il Signore che ci porterà
nel luogo dove si trova lui, a prendere possesso di quel posto che ci ha preparato.
E dove si trova adesso Gesù? Alla destra del Padre, ch'è quanto
dire: nella gloria del Padre suo. Perchè allora facciamo tanta
fatica ad accettare il pensiero di dover morire se morire significa andare con
Colui che ci ha amato fino alla morte di Croce?
** Il pensiero della morte ci richiama all'eternità, alla vera vita,
alla vita con Cristo risorto: ci richiama alla comunione piena col Padre nella
sua casa, ed alla comunione perenne con tutti i nostri cari che ci hanno preceduto
nel ritorno in Patria.
** Leggiamo nella Bibbia: " Ora noi vediamo come in uno specchio, come
in figura; allora, invece, vedremo Dio faccia a faccia" ( I Cor. 13, 12
)...." Allora ci sarà un cielo nuovo ed una terra nuova...!"
( Ap. 21, 1 ).
== Questa visione di vita nuova, di gloria, di felicità è il dono
della nostra fede pasquale, per la quale la morte diventa veramente premessa
di risurrezione.
--- Forse adesso comprendiamo perchè la morte, non solo non è
più spaventosa, ma può diventare perfino desiderabile, come è
avvenuto nella vita di tanti Santi, che desideravano morire per essere col Signore.
" Vieni, Signore Gesù!"
3) . La morte: pensiero impegnativo
e richiamo alla fedeltà. ----Quando
si attende la venuta di una persona cara noi siamo soliti affrettarla col desiderio,
siamo impazienti che ciò avvenga. Dovrebbe avvenire altrettanto con la
morte, dal momento che essa ci permetterà d' incontrare il Signore che
amiamo e attendiamo con bruciante desiderio.
** Ma agli amici non si va mai a mani vuote. Di qui l'impegno
di avere sempre le mani colme di opere buone per offrirle allo Sposo quando
verrà e busserà alla porta della nostra vita. Ricordiamolo
sempre: tutta l'eternità dipende dalla vita presente: ma il tempo
è breve; dunque, finchè abbiamo tempo, operiamo il bene. Questa
è la lezione fondamentale della morte!
== Nè diverso è l'invito che ci è venuto dalla
pagina evangelica che abbiamo ascoltato. Ci ha detto Gesù:"
Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro
che aspettano il ritorno del loro padrone..."
** Perciò stiamo bene attenti e non ci distraiamo nelle futilità
che il mondo ci offre. Ascoltiamo il consiglio di Gesù:
---- a) Tenere le cinture ai fianchi: atteggiamento di alacre
attività. Dobbiamo lavorare e lavorare bene, mirando sempre al fine ultimo.
Non dimentichiamo che le opere buone costituiscono l'unico capitale che porteremo
con noi dopo la morte: è l'unica moneta che abbia corso legale nella
vita eterna...La gloria sarà proporzionata al cumulo di meriti realizzato
in vita.
----b). " Tenere le lampade accese... " : ravvivare
la fede, potenziare la speranza, bruciare di carità.verso Dio e verso
i fratelli.
----c). " aspettare il Signore ": crescere nel desiderio
di andare incontro al Signore: tenere abitualmente fisso lo sguardo nel Cielo
dove "sono i veri gaudii", distaccandoci progressivamente dalla terra,
ponendo in Dio la nostra fiducia, la nostra méta, la nostra gioia.
------Ecco il programma per una vita impegnata, per una illuminata condotta
cristiana, nell'attesa vigile della
vita che verrà, dove ci ricongiungeremo con la persona cara scomparsa
e con tutti quelli che abbiamo amto in questo mondo!
======================================================
XIV - " VIGILATE: NON SAPETE NE' IL GIORNO NE' L'ORA! "
- Lam. 3, 26 : " È
bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore ".
- Rm. 14, 10 : " Tutti ci presenteremo al tribunale di Dio...".
- Mt. 25, 13 : " Vugilate, dunque, perchè non sapete nè il
giorno, nè l'ora!".
== Sostiamo alcuni istanti in riflessione
per cogliere dalla Parola che abbiamo ascoltato luce alla nostra mente e conforto
al nostro cuore, in questo momento di tristezza per tutti.
1) . La morte è sempre dolorosa: lo è soprattutto quando
essa viene improvvisa a toglierci dal fianco le persone che amiamo, quelle sulle
quali contavamo ancora e la cui presenza era diventat come parte della nostra
vita. Perciò la morte del nostro fratello N: ci pesa di più, e
noi siamo per questo vicinissimi, come fratelli della stessa famglia di Dio,
come membra del corpo di Gesù, nostro Salvatore. Chiaramente siamo
vicini alla famiglia colpita da questo lutto e le esprimiamo tutta la nostra
solidarietà, tutta la nostra partecipazione, che qui si esprime con la
nostra presenza e con la nostra preghiera.
** Sì, fratelli, siamo qui soprattutto per pregare. Solo la preghiera
in certi momenti può sostenerci e costituire un rifugio per l'animo ferito
ed esacerbato.Siamo qui anche per cogliere, da una circostanza così
triste, un grande insegnamento per la nostra vita.== Abbiamo ascoltao il
Vangelo che concludeva con un richiamo molto grave: " Vegliate, dunque,
perchè non sapete nè il giorno nè l'ora".
2) . La venuta del Signore è
paragonata ad una festa di nozze. --- È una venuta festosa. Sì.
perchè la morte per il cristiano è la venuta del Signore, per
chiamarci con sè al banchetto delle nozze eterne.
== Sembra strano, quasi paradossale. invece la Chiesa in questo momento ha il
coraggio di far proprie le parole del Vangelo per dirci: " La morte
cristiana è un invito da parte di Dio alle nozze eterne nel suo regno".
-- Lo Sposo che viene è il Signore e le vergini che ne attendono la venuta
sonno tutte le persone che sono in cammino verso questo incontro definitivo
della storia personale e della storia del mondo.
++ Noi cristiani dobbiamo essere convinti che la nostra vita è
un pellegrinaggio, è un'attesa della venuta dello Sposo. da qui l'impegno
a non lasciarci vincere dal sonno , per non essere colti alla sprovvista ed
esporci al rischio di rimanere fuori della sala dove è stato allestito
il pranzo di nozze!
3) . Venuta improvvisa
e inattesa... La pagina del Vangelo su cui stiamo riflettendo ci dice un'altra
cosa: che la venuta del Signore è improvisa o, quanto meno, inattesa
ed improvvisa. Non sappiamo, appunto, quando il Signore verrà a prenderci
con sè. Forse si potrebbe discutere se sia meglio, o no, che il Signore
tenga a noi nascosta l'ora del suo ritorno. Penso che se egli ha
deciso di tenerci celata l'ora della nostra morte, ciò sia per nostra
utilità. Sarebbe difficile vivere sereni se sapessimo con
precisione il momento in cui si dovesse consumare questo fatto così tragico
e doloroso, com' è quello della nostra morte.
** Ma lasciamo da parte l'aspetto psicologico; certamente se il Signore
ci ha celato il momento della morte è anche perchè vuole che noi
viviamo i giorni della nostra vita in una vigilante, operosa attesa.
--Del resto tutta la nostra vita è un avvento, un'attesa dell Signore.
La nostra vita è una vigilia di festa. E noi dovremmo
vivere tutti i nostri giorni come un 'attesa serena di questo momento che realizzerà
il nostro incontro con lo Sposo.
3) . La lampada accesa....---Se
tale deve essere la nostra vita, noi comprendiamo bene che non si può
aspettare il Signore a mani vuote. Ce lo ricorda la parabola: non possiamo permettere
che, nell'attesa, le lampade nelle nostre mani si spengano per mancanza di olio.
** Vediamo che cosa possa significare questa lampada che le vergini sagge si
preoccupano di tenere sempre bene accesa, mentre le stolte la lasciano spegnere
per imprevidenza e per incuria.
== Essa esprime la nostra fede, simboleggiata da quella candela accesa
che il sacerdote mise nelle noste mani nel giorno del Battesimo.
== Simboleggia pure la nostra speranza che ci accompagna nellle traversie
della vita e c'infonde coraggio nelle difficoltà.
= Per non parlare, poi, della fiaccola della carità che ci fa
amare Dio sopra ogni cosa ed il prossimo come noi stessi.
*** Questa, fratelli, è la lezione della morte, e soprattutto della morte
improvvisa.
== Stiamo camminando verso il Signore: vogliamo controllare le nosttre
lampade per vedere se sono ben accese e se abbiamo una provista d'olio sufficiente
per mantenerle accese fino all'arrivo dello sposo?
** Vogliamo controllare se nella nostra vita il Signore può
riscontrarvi sufficienti fedeltà ed impegno come risposta alla sua chiamata?
Riesce il Signore a vedere in noi la coerenza delle nostte azioni con la profesione
dela nostra fede?
== E noi, in questo cammino incontro al Signore, ci stiano preparando a costruire
quella che sarà la nostra dimora eterna?
4) .--Dalla morte viene, dunque, a noi la lezione della vita. --Ravviviamo
la fiamma della nostra lampada, se per caso si sia spenta: solo allora potrtemo
guardare serenemente la nostra mortye, fino a giungere a desiderarla come San
Paolo: " Desidero morire per essere con Cristo!". La
vita del cristiano, pur tra le inevitabili sofferenze, dovrebbe essere una serena
attesa del Signore che viene a prenderci mediante la morte la quale, per quanto
ripugnante, è pur sempre un incontro con Colui che amiamo!
++++ Ci piace credere che anche per questo nostro fratello, chiamato a rendere
conto della propria esistenza, si sia aperta
la porta del banchetto nuziale, la porta della vita eterna.
== Ci piace concludere facendo
nostre le parole consolanti ascoltate nella prima lettura: " Buono è
il Signore con chi spera
in lui, con lanima che lo cerca. È bene aspettare in silenzio la salvezza
del Signore!".
== Che tutta la nostra vita sia una serena attesa del Signore!"
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XV - MORTE: CASTIGO ED ESPIAZIONE -
-Lam. 3,26 :" È
bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore ".
-Rom. 6, 5 : " Siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile
alla sua".
-Giov. 19.30:" E, chinato il capo, spirò!".
== Non è facile prendere la parola in un momento come questo, anche se la fede che qui ci riunisce è grande sollievo al nostro comprensibile dolore. Una persona cara che viene a mancare, una famiglia privata dalla presenza fisica di un dei suoi membri che ancora poteva rendersi utile, se non col lavoro, almeno con i suoi sapienti consigli.
== Tutte constatazioni che fanno salire dal orofondo del nostro
essere la domanda angosciosa: " Ma perchè, Signore? Perchè
questo vuoto inatteso? Perchè questa morte che ci priva di una persona
tanto cara, di cui avevamo tanto bisogno? Domande queste alle quali
sentiamo di non poter dare altra risposta all'infuori di quella che troviamo
nel Padre nostro: " Sia fatta la tua volontà".
** Non è fatalistica rassegnazione all'ineluttabileed all'irreversibile.
Non è nemmeno la dolorosa confessione della nostra profonda miseria ed
incapacità. È, invece, la voce della fede che ci rassicura, nonostante
l'incapacità a comprenderlo, che nel disegno di Dio ogni cosa ha il suo
posto preciso, ha la sua mistriosa ragion d'essere ai fini della salvezza.
== Forse in questo mondo non sapremo mai il perchè di questa morte che
ha gettato tante persone nello sgomento. Sappiamo però che non è
certamente Dio a volere ed a causare la morte di una persona, ma è sempre
una malattia, o una disgrazia. Il fatto che Dio sappia o permetta certi
eventi luttuosi, non vuol dire che Egli ne sia la causa diretta.
** Sappiamo di certo, invece, che Dio ci ama come il più tenero
dei padri, e che anche da questi eventi dolorosi sa cavare il nostro vero bene
in ordine alla vita eterna.
-- Non ci turbi, perciò, lo smarrimento di quest'ora:
impariamo ad accettare per capire, per soffrire meno e per soffrire meglio.
== Sappiamo che questa morte è un episodio di quella storia di redenzione
al centro della quale c'è Gesù, nostro fratello, morto e risorto
per noi. Fissando lo sguardo su Cristo Crocifisso riusciremo a capire un po'
di più il mistero del dolore e dela morte che stiamo vivendo.
1) . La morte di Gesù. -- È la morte più
straziante che si possa immaginare. Questo strazio lo si può leggere
in quel corpo piagato e grondante sangue.È la morte più ignominiosa:
nessun altro supplizio più della croce era temuto ed aborrito nell'antichità;
era ritenuta una vera maledizione: " Maledetto colui che è appeso
al legnodel patibolo!"( Deut.21,23 ).
--- È veramente la morte come castigo, in cui Gesù avvete
di esere tremendamente solo: abbandonato da suoi ed anche dal Padre: "
Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?" ( Mc. 15,34 ).
** In questo grido del Figlio di Dio noi avvertiamo il grido dell'uomo che si
ribella alla morte, alla disgregazione del suo essere.
Avvertiamo tutta la drammaticità della morte, e comprendiamo così
anche il nostro pianto di questo momento.
=== Eppure la morte di Gesù è il fatto centrale della nostra
fede ed anche della storia umana. È l'atto veramente cosmico che rende
possibile la riconciliazione dell'uomo con Dio, del cielo con la terra.
** La morte di Gesù, allora, diventa l'inizio della salvezza, Perciò
Gesù può dirre: "
Tutto è compiuto!"
2) . -La nostra morte. ---In
Gesù siamo morti tutti. In lui la nostra morte acquista il suo vero valore,
mantenedo, tuttavia,
tutto il suo peso di estrema sofferenza, di dolore, di solitudine, di abbandono,
di castigo e di timore.
--Non ci meravigliamo,dunque, se anche noi avvertiamo questa angoscia. Gesù
l'ha avvertita per primo, in modo sommo.
** Ma attraverso questo abisso di sofferenza è arrivato alla glorificazione.
Anzi, secondo Giovanni, la stessa crocifisione e morte ha costituito la glorificazione
di Gesù.
-- Negli altri evangelisti, invece, appare chiara la preoccipazione di mettere
in evidenza il grande contrasto tra lo strazio della morte e la gioia della
risurrezione all'alba della domenica, dopo tre giorni.
== In Cristo la morte acquista il suo pieno significato solo se correlata alla
sua risurrezione: " Bisognava che il Cristo patisse...per entrare nella
sua gloria" ( Lc. 24,26 ).
-- Dunque dalla morte la vita, dalla morte la salvezza. Il castigo,
la condanna diventa espiazione. riparazione e inizio di vita nuova.. È
questa la lettura cristiana della morte, alla luce della morte di Gesù.
È questo l'atto di fede suìiamo chiamati a
fare in questo momento. Anche la nostra morte paga a Dio il tributo dell'uomo
peccatore!
** Nasca, dunque, la vita da quest'ora di dolore, nella certezza, confortata
dalla speranza, che il nostro fratello defunto N.
superata la barriera della sofferenza e della distruzione, vive ora in Dio:
sapendo che anche per noi, ancora in cammino verso la morte, si prepara una
vita dove non ci sarà più nè lutto, nè pianto, ma
gioia eterna.
3) . Accanto alla croce la Madre di Gesù.
-- Sostiamo ancora un poco dinanzi al quadro che l'evangelista Giovanni
ci ha delineato. Abbassiamo lo sguardo dall croce e contempliamo Maria.
** Ogni mamma fa del tutto per stare vicino al figlio che soffre. La presenza
di Maria non si nota mai nel Vangelo quando Gesù era applaudito ed osannato,
ma la troviamo presente e partecipe nel momento del dolore del suo Figlio.
== È stato detto che, in ogni caso, per quanto circondato dall'affetto
e dalle cure dei suoi cari, l'uomo di fronte alla morte
rimane il grande solitario. È forse questo uno degli aspetti più
traumatici della morte e della sua attesa in ognuno di noi.
* Morte, dunque, come solitudine interiore dell'uomo. Ma allora
che cosa fa Maria accanto alla croce di Gesù morente?
--Che cosa facciamo noi accanto al letto dei nostri cari agonizzanti? Quando
assistiamo una persona cara, vicina al transito da
questa all'altra vita, noi partecipiamo alle sue sofferenze e ci uniamo ad essa
nell'offrire a Dio l'olocausto della sua esistenza che sta per spegnersi.
-- Certamente anche Gesù avrà ricevuto conforto interiore dalla
presenza della mamma sua sotto la croce; abbandonato da tutti, anche dai suoi
apostoli, almeno può godere della presenza della persona più cara
che partecipa intensamente ai suoi indicibili spasimi..
== Ma il compito di chi assiste alla morte dei propri cari è quello
di celebrare il grande sacrificio di compassione in unione al sacrificio di
Gesù e di quello del proprio caro. È un gesto di solidarietà
umana e cristiana che ci trova uniti nell'espiazione e nell'accettazione della
nostra sofferenza e della nostra morte per la redenzione di tutti.
= Eccoci allora qui, come Maria, i piedi della croce, ad offrire nche noi il
nostro sacrificio, insieme alla morte del nostro fratello che nella cominione
col sacridicio di Cristo è stato sublimato ed è diventato strumento
di redenxione per noi e per tutti gli uomini. Eccoci qui per dire, insieme
a Maria, la piena di grazia, il nostro "sì"
alla volontà del Padre, sicuri che
da questa accettazione, scaturirà la salvezza per noi e il mondo intero.
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XVI - LA MORTE DI CRISTO : LA MORTE DEL CRISTIANO
----- " Morendo ha vinto la nostra morte " ( dal prefazio ) -----
-- La salma di questo nostro caro defunto ha compiuto il suo ultimo viaggio
qui, in Certosa, accompagnato dal compianto e dall'affettuosa preghiera dei
parenti, amici e conoscenti.
== Ed è stata posta qui, davanti all'altare , dove sta per rinnovarsi
il mistero della morte di Gesù in croce. Da questo altare, da questa
croce s'irradia su quella bara, come su ogni creatura che muore credendo nel
valore della croce, tanta luce di speranza,
di vittoria, di risurrezione.
1) . Pensiamo a due morti.--- Venerdì Santo, ore
15,30: Cristo muore in croce sul Calvario. È il momento centrale
della storia umana, è il vertice del disegno di Dio per la nostra salvezza,
Ha scritto il grande Bossuet: " Nulla è più grande nell'
universo di Gesù Cristo: nulla è più grande in Gesù
Cristo del suo sacrificio, nulla di èiù grande nel suo sacridicio
del suo ultimo respiro..."
--La morte di Cristo si presenta a noi così pienamente umana, così
vicina alla nostra e, quindi, così consolante per noi! Morte dignitosa
e grande, ma anche morte di uno che ha sofferto e che ha pianto, di uno che
ha tanto amato e donato tutto!
= " Tutto è compiuto! Padre, nelle tue mani affido l'anima mia
!" . Sono le sue ultime parole, E, dato un forte grido,
reclinato il capo quasi per dare un bacio all'umanità redenta, esala
l'ultimo respire.
2) . La seconda morte: quella di questo nostro fratello. ----
Voi, cari familiari in lutto, avete vissuto e sentite ancora nel vostro
cuore i momenti di trepidazione nel vedere progredire il male, poi l'agoni.
Avete dato tutta la vostra asistenza, le vostre preghiere. Ma l'angelo della
morte ha chiuso quegli occhi, ha fermato quel cuore.
** Due morti: quella di Cristo e quella di un nostro fratello, tanto lontane
nello spazio e nel tempo, tanto diverse nel loro significato: una del Figlio
di Dio incarnato; l'altra di una povera, fragile creatura. Eppure così
strettamente unite, inseparabili!
= La morte del capo non può essere disgiunta da quella di un suo membro.
Che cosasarebbe la morte senza Cristo ?
**Che cosa avranno provato i nostri progenitori davanti alla prima morte
vista in Abele? Mistero di dolore, tremendo castigo:
" Per il peccato la morte!".
-- Dopo Cristo la morte conserva ancora qualcosa di misterioso, di castigo
ripugnante e doloroso, ma ha insieme un nuovo volto di serena speranza, di una
Pasqua, di un ingresso nella casa del Padre celeste.
==== Ci dice l' Apostolo che Cristo muore in noi, e noi completiamo la
morte di Cristo. - Perchènoi siamo inseriti in Lui, formiamo
una sola cosa con Lui: siamo il suo popolo, membra del suo corpo: il Cristo
totale. I suoi misteri e, quindi, anche la sua morte, non sono soltanto ricordi
storici, lontani di secoli, ma realtà di oggi, viventi ed operanti in
ciascuno di noi.
** " In lui siamo rinati, in lui moriamo, in lui risorgeremo" (
San Paolo ). " Uno degli uffici del sacrificio di Cristo, sino alla fine
dei secoli, sarà di rinnovare e perpetuare il suo sacrificio, non soltanto
sull'altare della Messa, ma anche nella morte dei cristiani " ( Bossuet
).
== E San Paolo afferma un'altra verità importando: "
Io vado completando nel mio corpo quello che manca alla Passione di Cristo "
( Col.1,24 ).
--- Pur sapendo che il suo sacrificio ha un valore infinito, Gesù vuole
associare tutti i cristiani nell'opera della salvezza. Egli ci ha innestati
nelle sue piaghe, ci ha resi partecipi di tutto quello che è e di tutto
quello che ha.
= Siamo chiamati, quindi, a dare il nostro piccolo contributo per
la salvezza del mondo.
** Le lacrime, i dolori, l'agonia di questo defunto,come le preghiere, lo
strazio di cuore dei suoi familiari si uniscono e si fondono con i dolori, la
passione, la morte di Cristo, nostro capo, e ridondano a beneficio di tutti.
******************************************************
--- La morte di Cristo dà alla
nostra morte il valore di un sacrificio, di una Messa. con il suo offertorio,
la sua immolazione, la sua comunione.
1). Offertorio: quante volte il nostro caro
defunto ha partecipato alla santa Messa, insieme ad altri fedeli, portando la
sua parte di offerta, di pregheira, di "ostie spirituali":
erano le piccole gocce d'acqua nel calice del Sacrificio.Ma oggi nella morte
ha offerto tutto. La morte ci è imposta come pena del peccato: non ne
conosciamo nè il giorno, nè l'ora.; ma quando è accolta
come volontà di Dio, come atto di espiazione, come testimonianza di fiducia
e di amore, allora è la più grande offerta, e può diventare
il capolavoro della vita.
2). Immolazione : la morte è un'immolazione. S.
Ignazio martire, Vescovo di Antiochia, dal fondo della sua prigione, scriveva
ai cristiani di Roma scongiurandoli di non fare nulla per impedirgli il martirio:
e invocava le fiere del circo, promettendo che le avrebbe aizzate lui stesso
con i gesti e con la voce per essere da esse azzannato. " E diventare
così il buon frumento da essere offerto con Cristo ".
== La morte è veramente l'immolazione di ogni cosa: è il
distacco inesorabile, anche se transitorio, da tutti e da tutto: è la
spogliazione completa di ogni cosa di questo mondo. Ci spoglierà anche
del corpo, il quale pagherà il tributo di annientamento in attesa della
beata risurrezione: " ...sei polvere ed in polvere ritornerai
!".
3). Ma la morte è anche piena comunione: -tutto
finito con la morte? Certamente no: anzi tutto incomincia allora! Noi
siamo
abituati a parlare dei morti e dei vivi; ma in realtà non ci sono che
i vivi, o di qua o di là. La morte segna il passaggio, il momento
di sutura tra il provvisorio e l'eterno, tra il reativo e l'assoluto. Il Viatico
ci viene dato come germe d'immortalità, come pegno della gloria futura.
-- La morte c'introduce nella piena comunione con il Padre celeste e ci
permette di vederlo finalmente faccia a faccia. Perciò il passaggio da
questo mondo all'altro segnerà la fine di ogni dolore, di ogni debolezza,
di ogni peccato. L'anima purificata in Purgatorio, resta fissata nell'amore
di Dio per sempre, immersa negli splendori della Verità, e nella beatitudine
senza fine.
----------Sarà comunione eterna e perfetta con
Dio e con i fratelli!
** Mi torna in mente
la morte del Papa Beato Giovanni XXIII
il 3 giugno 1963. Mentre in piazza S. Pietro una folla immensa
partecipava alla Messa che si stava celebrando per il Papa agonizzante. lui
stava consumand il suo sacrificio in una camera che guarda la piazza. Poche
ore prima di morire mormorò: " Soffro con dolore e con amore...Ho
potuto seguire la mia morte passo passo. Ora m'incammino dolcemente verso la
fine..." . Chiese al fratello, che stava in capo al letto, di spostarsi
perchè gl'impediva la vista di un grande crocifisso che pendeva dalla
parete di fronte: il fratello si fece un po' da parte: il Papa fece un cenno
con la mano e poi sorrise al fratello che si era acostato: chiuse gli occhi
e spirò!
-----Così la morte di Cristo santifica e trasfigura la morte del
cristiano. membro del suo corpo glorioso!
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XVII - "...E RISORGENDO HA RIDONATO A NOI LA VITA... " - ( dal prefazio dei defunti )
== Un sentimento comune di lutto e di tristezza
ci unsce attorno alla salma di questo nostro fratello ghermito dalla morte.
--È umano e cristiano ricordare e piangere per la morte dei nostri cari.
Ma non sarebbe giusto che tutto si fermasse su questa nota di dolore. La Chiesa,
nella sua liturgia dei morti, parla di "giorno natalizio".
** Quando celebriamo la festa di un santo la liturgia intende ricordare
e sottolineare il "dies natalis", che si riferisce sempre
al giorno della sua morte corporale: al transito da questa terra al Cielo.
== Potrebbe sembrare una ironia, invece esprime una delle realtà più
consolanti. Cristo, infatti, ci dice: " Io sono la risurrezione e la
vita; chi crede in me, anche se sarà morto, vivrà...io lo risusciterò
nell'ultimo giorno! ".
== E poichè stiamo celebrando insieme il sacrificio della Messa,
ed alcuni di voi faranno la comunione partecipando al Corpo di Cristo, non va
dimenticata un'altra parola di Cristo, riprtuta e confermata con giuramento:
" In verità, in verità vi dico: chi mangia la mia
carne e beve il mio sangue ha la vita in sè, ed io lo risusciterò
nell'ultimo giorno " (Gv 6, 55 ) .
---Allora è vero che si tratta di rinascita ed è confortante
parlare di rinascita davanti alla morte che ha colpito un nostro fratello.
1). La morte come nascita al cielo. ---È
stato affermato che il cristiano ha tre nascite, che corrispondo a tre chiamate
o vocazioni divine.
a). la prima volta siamo nati dalla nostra mamma,
tanti anni fa qanti sono quelli che ci portiamo addosso. È la chiamata
alla vita naturale . Fra miliardi di possibili esseri umani, che forse non ci
saranno mai, noi siamo stati pensati, amati, voluti, chiamati alla vita. E fu
grande festa nella nostra famiglia quando la mamma ci diede il primo bacio.
b). la seconda volta siamo nati nel battesimo alla vita soprannaturale.
Dio Padre ci accolse in Cristo nell sua famiglia, e la festa fu grande in cielo.Il
Padre celeste proninziò anche su di noi, sebbene in senso analogico,
la parola risuonata nel Battesimo di Gesù: " Questi è
il mio Figlio prediletto, nel quale ho posto le mie compiacenze ".
---È bene ricordare il dialogo di Gesù a Nicodemo. A lui che
gli domandava che cosa avesse dovuto fare per entrare nel Regno dei cieli, Gesù
fa un'affermazione solenne e decisa: "...in verità, in verità
ti dico che nessuno, se non rinasce nell'acqua e nello Spirito Santo, può
entrare nel Regno del cieli. Ciò che è generato nella carne è
carne, ciò chì è generato nello Spirito è spirito."
( Gv. 3, 5 ).
-- Dunque si tratta di una vita vera, una vita nuova che informa e trasfigura
tutto l'uomo. Chi non possiede questa vita è un uomo mancato secondo
il disegno di Dio che fin dall'eternità aveva deciso di elevare l'uomo
alla dignità di figlio suo, tramite la grazia.
--- Chi possiede questa vita, anche se fosse un povero spiantato, che muore
dimenticato in ospedale, ha una vita che supera la stessa natura angelica, perchè
è partecipazione alla vita trtinitaria.
3). La terza nascita: ma c'è un
terzo giorno natalizio: quello segnato dalla morte corporale. È la
rinascita alla vita eterna., nascita definitiva da cui non sarà più
possibile recedere.
__ Tra poco, alla fine del rito delle Esequie, canteremo: "
In paradiso ti accompagnino gli Angeli, al tuo arrivo ti accolgano i martiri,
e ti conducano nella santa Gerusalemme. Ti accolga il coro degli angeli e con
Lazzaro, povero qui in terra, possa tu godere il riposo eterno".
-- In realtà la grazia del Battesimo costituiva già il germe
di questa vita in Dio; ma soltanto dopo la morte, come
una Pasqua, le darà la sua splendida fioritura. Non sono sogni, sono
articoli del nostro credo." Credo la vita eterna . credo la risurrezione
della carne, credo nella vita del mondo che verrà".
*** La nostra vita scorre tra questi due giorni natalizi: una rinascita all'alba
della vita, ed una rinascita al suo tramonto, il giorno della morte. Ma
per il cristiano che muore nell'amicizia di Dio non sarà un tramonto
solitario e sconsolato, ma un tramonto sfolgorante di speranza, di gioia, come
un pieno meriggio.
== Ci sono delle idee madri che esprimono realtà così fondamentali
e così sicure che dovrebbero diventare il sole della vita. ed è
triste che per la nostra fede scialba sfiorino appena la nostra testa, e non
abbiano che una minima incidenza.
** Ecco una delle convinzioni che dovrebbe essere scolpita fin nelle profondità
dell'essere: noi siamo, è vero, dei condannati a morte; ma tutti
siamo in cammino verso la vita senza tramonti. Soltanto in questa luce cristiana
possiamo comprendere qualcosa del mistero della morte.
** Già la ragione c'insegna che non tutto muore con il corpo; l'avevano
scoperto anche i pagani. Lo spirito intelligente e libero sfugge ai limiti dello
spaio e del tempo; è incorruttibile ed immortale. E questo fatto lo sentiamo
tutti: risponde alle più profonde aspirazioni dell'uomo. Noi vogliamo
vivere, vivere....sempre!
== La Rivelazione, la parola di Cristo è un messaggio ed un annuncio
di vita eterna. La storia di questo nostro fratello defunto sarà
la storia di ognuno di noi. Dopo una vita , più o meno lunga, o breve
, ecco l'ora di Dio. Dentro un corpo accasciato e affranto dalla malattia,
l'anima si purifica, si libera, si prepara al grande incontro.
----Attorno al morente si prega, lo si circonda di mille attenzioni.. La Chiesa
raccoglie e dona i suoi tesori di grazia e di perdono, chiama in aiuto i fedeli
della terra e del cielo. Poi quel cuore stanco si ferma e, nello scoppio di
pianto generale, si mormora: é morto!
== Ma l'anima non è morta, è entrata nella vera vita, la
vita eterna!
--- Qui balbettiamo: l'aldilà è così
pieno di mistero! -- Certamente la vita futura è totalmente
diversa da quella nostra quaggiù: si tratta di una vita piena, beatificante,
senza alcuna esigenza materiale. I nostri morti non sono ombre
vaganti, fantasmi inconsistenti: la loro vita è molto simile a quella
degli spiriti, cioè degli angeli.
=== La sorgente della vita dei beati sarà solo Dio: in lui l'anima troverà
la vera beatitudine, l'appagamento di tutte le giuste aspirazioni che non riusciamo
ad avere in questo mondo. E tutto questo in attesa che anche il corpo, risusciti
spiritualizzato per riunirsi all'anima per partecipare alla sua sorte eterna.
** E tutto avverrà in Cristo, morto e risorto per noi: " Coloro
che Dio ha amato, li ha predestinati a diventare conformi al suo unico Figlio...a
lode della sua gloria " ( Ef. 1,3 ).
======================================================
- XVIII - LA MORTE
: PARTECIPAZIONE AL MISTERO PASQUALE DI CRISTO -
-- Stiamo celebrando una liturgia funebre, presente
la bara del nostro fratello che il Signore ha chiamato a sè.Questo nostro
fratello che, alla chiamata di Dio, è partito e ci ha lasciati, di certo
ha sofferto nell'anima e nel corpo, come state soffrendo i parenti e gli amici
per lo strazio del distacco.
** Mai come davanti ad uno che muore, noi avvertiamo l ' impotenza della
parola umana a lenire il dolore dell'animo di coloro che hanno il cuore lacerato
per la morte della persona cara.
---- La liturgia funebre è tutta impregnata di un umile e confidente
accettazione della più grande sofferenza morale, ma nello stesso
tempo ci presenta anche il più veri, anzi unici motivi di conforto, perchè
non sono solo parole, bensì realtà concrete che ci toccano molto
da vicino.
1) . Motivo pasquale.----C'è un motivo
dominante nella liturgia che stiamo celebrando, ed è un motivo
pasquale.
-- Non vi stupisca questa affermazione: noi stiamo compiendo un rito pasquale.
Pasqua è mistero di vita, di gioia,
di vittoria; ed è bello parlare di vita e di risurrezione davanti ad
una salma fredda ed inerte.
== È in Cristo che si compie nella sua pienezza il mistero pasquale.
Noi, chiamati ad essre conformi all'immagine di Cristo,
sima partecipi, immersi in questo mistero findamentale della nostra fede.
** Pasqua vuol dire passaggio: ha quindi due momenti: uno di partenza
ed uno di arrivo. Il primo momento è di dolore, di morte, di sepoltura:
è il Venerdì Santo. Ma il Venerdì Santo non è fine
a sè stesso; anzi non avrebbe senso se non fosse seguito dall'alba trionfante
della domenica di Pasqua di risurrezione. Questo è il secondo momento:
quello della gioia e del trionfo della vita sulla morte!
== È vero che Cristo ha sofferto, è stato umiliato
ed è morto sul patibolo della croce, ma è anche vero che dopo
tre giorni è risorto; egli è il più vivo tra i viventi;
è l'eternamente giovane. Per questo il cristianesimo è
un inno alla vita!
== Tutta la storia della salvezza ha come centro il mistero pasquale, cioè
il Cristo risorto da morte, che salva e redime l'umanità, associando
tutti gli uomini al suo trionfo definitivo sul peccato e sulla morte.
--- Come la Pasqua del popolo ebreo sta al centro dell'antico Testamento,
così per noi cristiani il mistero pasquale di Gesù sta al centro
del Nuovo Testamento, cioè della salvezza. Tutto quello che avvenne prima
della venuta del Salvatore, era tipo e figura della Pasqua della Chiesa: "
Cristo è risorto dai morti, primizia di quelli che si sono addormentati
nel sonno della morte" ( I Cor. 15, 12 ). Se Cristo è la
primizia, noi che veniamo dopo di Lui, ma uniti a Lui, siamo così solidali
con Lui da partecipare al suo stesso mistero. Cristo continua la sua Pasqua
in ciascuno di noi, nell'anima e nel corpo: nell'anima facendoci
passare dalla morte alla vita, dal peccato ala grazia. che domani sarà
vita di gloria; nel corpo chiamando ci, dopo il sonno nel cimitero, alla risurrezione
gloriosa.
2) . La Pasqua continuerà fino alla fine del mondo!---Senza
dubbio si può affermare che per il cristiano è sempre Pasqua.
Ogni domenica che ci ricorda la risurrezione del Signore è Pasqua. Ogni
confessione che ci restituisce, o ci aumenta la grazia, è Pasqua. Ogni
dolore accettato e santificato, ogni atto di amore, ogni preghiera, ogni incontro
con Cristo è Pasqua, perchè segna un passaggio, una crescita di
vita divina, una maggiore uniformità a Cristo.
** Ci sono, però, dei momenti culminanti in cui il cristiano partecipa
a questi misteri pasquali in un modo più intenso
e significativo: il momento del Battesimo, che segna la morte
dell'uomo vecchio e la nascita dell'uomo nuovo, inserendoci nella famiglia dei
figli di Dio per mezzo dell Spirito Santo che ci trasforma interiormente.
= Il momento della Messa, specialmente la domenica, quando insieme au
fratelli partecipiamo alla morte trionfatrice di Cristo redentore.
== Ma il momento più solenne è quello della morte. Perchè
la morte non è soltanto sacrificio ed immolazione, come il Venerdì
Santo, ma è anche passaggio, transito, porta spalancata
e dietro quella porta, il cuore del Padre che aspetta il ritorno a casa del
figlio: è l'incontro con Cristo Salvatore e Giudice, e
l' ingresso nella vita eterna. Ci dice a proposito
San Paolo Apostolo nella lettera ai Romani: " Non sapete, forse, che
noi tutti che fummo battezzati in Cristo Gesù, fummo battezzati nella
sua morte? Fummo con il Battesimo sepolti con Lui nella morte affinchè,
come Cristo fu risuscitato dai morti dalla potenza gloriosa del Padre, così
noi pure vivessimo una vita nuova...?." ( Rom. 6, 3-4 ).
** Un passaggio, dunque, dove tutto si lascia dietro le spalle, salvo
il bene ed il male operato in vita. Con la morte un pesante sipario calerà
sulla scena di questo mondo; anche il dolore, la malattia, l'agonia dolorosa,
tutto finisce. Perchè tutto ricomincia!
--- " Se il chicco di grano, cadendo in terra non muore, resterà
sterile. ma se muore porta molto frutto!". È la legge
della morte per la vita!
3) . La veglia pasquale---Ma la più
bella funzione pasquale, vera gemma di tutta la liturgia, è la
veglia pasquale che si compie nella notte tra il Sabato Santo e la domenica
di Pasqua.
= Ci sono molti punti di riferimento e di contatto tra la celebrazione della
veglia pasquale e la celebrazione di un funerale. -- Abbiamo detto
che Pasqua significa "passaggio": nel funerale noi ricordiamo
un transito.
-- La Veglia pasquale comincia nel buio: è il lutto, è la veglia
dolorosa della Chiesa sul Cristo morto. Non c' è luce, non
c'è fuoco, non cìè letizia. Anche questa parte di dolore
e di pianto non può essere nascosta e dimenticata quando un nostro fratello
si addormenta nella morte: nessuno può nasconderlo. È il calice
amaro, è l' ora dell'agonia di chi parte e di chi resta.
** La processione del Sabato Santo nella sua prima parte incomincia
col buio, preceduta dal solo Cero pasquale.
== Come il corteo che ha accompagnato in Chiesa questo nostro fratello defunto;
ma è stato portato qui perchè s'incontrasse con Cristo, simboleggiato
dal Cero pasquale che rappresenta Cristo, il quale sta per risorgere glorioso
dal sepolcro. Infatti
dal Cero parte una luce destinata a comunicarsi: dal Cero si accendono le candele,
sfolgorano i lampadri, e appena intronizzato sul presbiterio, scoppia trionfante
il canto dell' "Esultet", il canto
della risurrezione, della vita, del gaudio!.
-- Questa grande luce risplende anche nella liturgia funebre, che annunzia
una risurrezione, una vita eterna: " In Paradiso ti conducano gli angeli,
ti accolga il coro dei martiri....ti venga incontro festoso il Redentore Gesù
per introdurti nel Regno della beatitudine senza fine..."
== Questo nostro fratello si è già incontrato con Gesù,
è già stato giudicato, è già fissato nella sua
eternità, che noi ci auguriamo pienamente felice. Noi speriamo, proprio
per la partecipazione al mistero pasquale di Gesù,. che al nostro fratello
defunto sia risuonata la parola beatificante: " Vieni, o benedetto
dal Padre mio!".
** Ancora un'attesa: la risurrezione del corpo, con cui l'anima
dovrà riunirsi, perchè tutta la persona umana abbia il suo premio.
Quel giorno comincerà una vita nuova, nella città della gioia
senza fine, dove "...non ci saranno più dolori, nè lacrime,
perchè lo stato di prova sarà definitivamente passato ..."
( Apoc. ).
** Sarà la Pasqua completa, in Cristo e in noi; Pasqua completa
nell'anima e nel corpo, nell'eterna liturgia del Cielo.
--Con questa fede eleviamo la nostra preghiera per il nostro fratello defunto,
perchè se ancora per la debolezza e la miseria umana dovesse purificarsi
prima di essere ammesso alla visione di Dio, si affretti questa festa pasquale
nell'incontro con Cristo risorto.
== Ma scoltiamo anche una voce forte che ci viene da questa bara.
Se vogliamo che la nostra morte sia veramente una Pasqua, dobbiamo ogni giorno
impegnarci a vivere la vita nuova ricevuta nel Battesimo e alimentata dall'Eucaristia.
--Ricordiamo le parole dell'Apostolo Paolo ai Romani: " Chi è
morto al peccato è morto una volta per sempre, e chi vivem vive ormai
per Dio..." ( Rom. 6,10 ).
= Ogni giorno come se fosse l'unico giorno che Dio ci concede. Ogni giorno
con quella freschezza mattutina di novità di vita che si rinnova in Cristo
risorto!.
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XIX - TUTTI IN COMUNIONE NELL'UNICA CHIESA -
- La liturgia che stiamo celebrando è un atto di adorazione
e di amore a Dio; ma è anche un dialogo vivo, personale, tutto soffuso
di speranza e di fiduciosa implorazione con il caro defunto qui presente.
" Ti acolga Cristo che ti ha chiamato, e gli Angeli ti conducano con
Abramo in Paradiso..." E prima dell'ultima benedizione: " In
Paradiso ti accompagnino gli Angeli, al tuo arrivo ti accolgano i martiri e
ti conducano nella santa Gerusalemme...".
== Sarà questo l'ultimo saluto che rivolgeremo a lui prima di condurlo
alla sepoltura, prima dell'ultima benedizione. Sono parole di augurio, illuminate
dalla speranza cristiana, speranza che non delude.
** Per la liturgia ch'è l'interprete fedele della fede, non ci sono dei
morti, ma solo e sempre dei viventi in Cristo, facenti parte attiva dell'unica
grande famiglia dei figli di Dio, che trascende i limiti del tempo e dello spazio;
tutti uniti da vincoli che la lontananza e la stessa morte non possono romperenè
rallentare, anzi li rafforza e li rinsalda.
== Nell'ora dell'ultimo saluto, nell'ora straziante del distacco da quella bara
che abbiamo accompagnato all'ultima dimora, tornando a casa con un vuoto nel
cuore, che sembrerà incolmabile, una domanda ci
scoppierà nell'anima: " I nostri cari scomparsi ci vedono ancora,
ci ascoltano, ci amano? Possiamo ancor sentirci in comunione con loro?"
La risposta non può che essere positiva. E questa
risposta ce la dà la fede con infallibile certezza, senza alcuna esitazione.
1) . - Siamo tutti in comunione. La liturgia
è un canto ed una testimonianza a questa consolante certezza che
getta
--- un fascio di luce sul buio del sepolcro.
= C'è un capitolo della costituzione digmatica " Lumen Gentium "
che andrebbe sempre letto e meditato in questi nostri incontri di famiglia,
quando la morte viene a visitare un nostra persona cara. Leggiamo in esso:
" L'unione con i fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente
spezzata, anzi secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dalla
comunicazione dei beni spirituali...Alcuni sono pellegrini sulla terra, altri
passati da questa vita stanno purificandosi, ed altri godono della gloria...ma
tutti comunichiamo, sebbene in modo e grado diverso, della stessa carità
di Dio e del prossimo e antiamo al nostro Dio lo stesso innno di gloria "(
LG. 49 ).
** Fermiamoci un istante davanti a questo mondo meraviglioso che la fede ci
spalanca: il mondo dei santi in cielo, il mondo delle anime che si purificano
nella pace e nella struggente nostalgia di Dio; il mondo dei fedeli, ancora
pellegrinanti sulla terra che, fra lotte vitrie camminano verso la patria.
-- In questi tre mondi circola la stessa vita, lo stesso Spirito Santo che "
in terra giustifica, nelle pene del pugatorio leifica, nel cielo glorifica "
( Pio XII ).
== Tre mondi: una sola famiglia, una sola comunione di carità, un solo
canto di lode, una ininterrotta corrente di affetto e scambio di aiuto. Il mistero
sta tutto qui: Dio " portato dall'infinito amore con il quale ci ha
amti prima ancora di creare il mondo, ci ha eletti in Cristo e ci ha predestinati
ad essere suoi figli adottivi " ( Ef. 1,1 ).
2) . - Siamo una sola famiglia. --- Tutti
pensati ed amati per formare una sola famiglia. Tutti: questo
nostro fratello defunto, voi ed io, come i nostri familiari, vicini e lontani,
ogni uomo ed ogni donna; tutti innestati in Cristo, ciascuno con
la sua personalità, non isolatamente, ma insieme, in famigla,
formando l'unico Corpo di Cristo, la Chiesa che è il Cristo totale.
== Il peccato ci aveva resi schiavi di satana ed aveva disgregata
la famiglia umana: Gesù, venendo tra noi - uomo tra gli uomini - ci ha
liberati e riconciliati col Padre; ci ha elevati e divinizzati; ma
tutto questo ha operato riunificandoci in sè stesso: da qui la meravigliosa
comunione tra i figli di Dio.
--Il Padre e Gesù formano una cosa sola; Gesù e noi formiamo
una cosa sola; tutti i cristiani formano una cosa sola. Ne risulta la
Chiesa, il Corpo mistico, e ne nasce la Cominione dei santi. -E quanto
più si rafforzano i vincoli che ci uniscono a Cristo tanto più
fortemente ci uniamo tra noi. E quando diciamo "noi"
non alludiamo solo a quanti sono ancora su questa terra, ma
anche coloro che sono in purgatorio o in paradiso.
-- Come nelle famiglie umane tutii i menbri vivono l'uno per l'altro, e tutto
è in comune, così nella famiglia dei figli di Dio nessuno vive
solo per sè, ma tutti per ciascuno e ciascuno per tutti. Se questo avviene
fra di noi peregrinanti e soggetti a tante debolezze ed egoismi, tanto più
deve avvenire tra i membri di questa famiglia dei passati a miglior vita che
sono ormai liberi dalle passioni del vecchio Adamo.
** Ecco perchè i nostri cari, che la morte ha rapito ai nostri occhi,
ma non al nostro ricordo e al nostro affetto, e sono entrati nella vita eterna,
continuano ad essere in stretta comunione con noi. Una sola cosa può
spezzare questi legani e gettarci nell'isolamento e nella solitudine paurosa:
la morte nel peccato grave!
3) . -- Quali sono questi vincoli? - Quelli
che esistono in ogni famiglia, ma nella Chiesa avviene in modo più
stretto e più intimo. È la vita divina, la vita trinitaria
che circola e unisce i cristiani in grazia sulla terra, i rinati alla
gloria del cielo e i sofferenti che si trovano in purgatorio, in attesa di essere
introdotti nel banchetto eterno.
-- Un medesimo capo: Gesù, anima tutte le membra di questo
Corpo Mistico; lo stesso SpiritoSanto, Amore vivente, è il vincolo che
lo vivifica e d unifica, anche se per noi tutto resta nascosto
sottoni veli della fede. " Voi non siete degli stranieri, o degli ospiti,
ma concittadini dei santi e figli della stessa famiglia". ( Ef. 2,19).
----Si tratta di:
-- una comunione di carità: i nostri defunti sono
arrivati in Dio che è amore, hanno raggiunto la perfezione della carità.
Ci amano più di quanto potevano amarci in vita. Essi ci vedono
in Dio, ci pensano, ci seguono, ci attendono e ci aiutano.
-- una comunione di dialogo. --La parola è fatta per unire;
e questa parola sale da noi, dalla terra dell'esilio ai nostri fratelli defunti,
in forma di suffragio: ogni nostra invocazione ha una risonanza immediata nel
loro spirito, anche se noi non ci accorgiamo di nulla. Essi, a a loro volta,
parlano di noi a Dio, intercedono per noi, vegliano sopra di noi, pur sempre
in piena conformità alla volontà divina.
---comunione di liturgia. Il Concilio lo ripete: " Tutti
cantiamo a Dio lo stesso inno di gloria...La nostra unione con la Chiesa celeste
si attua in maniera nobilissima perchè, specialmente nella sacra liturgia,
in fraterna esultanza cantiamo le lodi della divina Maestà...e con un
unico canto glorifichiamo Dio uno e trino " ( LG. 50 ).
Ecco perchè il momento in cui ci sentiamo
più uniti ai nostri cari scomparsi, non è tanto dinanzi ad una
tomba fredda, che raccoglie poche spoglie in decomposizione, ma quello in cui,
riuniti attorno ad un'altare, partecipiamo al santo sacrificio e
ricordiamo " quelli che ci hanno preceduto nella fede e dormono il sonno
della pace".
*** " Tutti quanti, unfatti, siamo figli di Dio
e costituiamo in Cristo una sola famiglia , mentre comunichiamo fra noi nella
mutua carità e nell'unica lode della Trinità Santissima....e,
pregustando, partecipiamo alla liturgia della gloria eterna ": ( LG. 53
).
= È un mistero di gloria e di speranza quello che abbiamo meditato:
che esso sia per voi, afflitti e frastornati, il supremo conforto e ci accompagni
in questo pellegrinaggio terreno.
_ F I N E _
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Parole del Papa Paolo
VI
sulla vita oltre la morte.
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" La solennità
di tutti i Santi, come pure il giorno della Commemorazione di tutti i fedeli
defunti, sono due giorni che racchiudono in sè, in modo particolare,
la fede nella vita eterna.
E benchè questi due giorni mettano innanzi agli
occhi della nostra anima
l'ineluttabilità della morte, essi nello stesso tempo danno testimonianza
della vita.
L'uomo che, secondo le leggi della natura, è " condannato a morte",
l'uomo che vive nella prospettiva dell'annientamento del suo corpo,
quest'uomo esiste, in pari tempo, nella prospettiva della vita futura ed è
chiamato alla gloria.
La solennità dei Santi mette dinanzi agli occhi della nostra fede tutti
coloro
che hanno raggiunto la pienezza della loro chiamata
all'unione con Dio....
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Per
sfuggire all'oppressione dell'universale
minaccia della morte
gli uomini hanno dinanzi due vie:
quella di non pensarci mai e quella di pensarci spesso.
Scelgono la prima i più, cioè i mediocri, i vili, i frivoli;
scelgono la seconda le altre anime:
gli stoici, gli asceti, i Santi !
( G. Papini )
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" Chi insegnerà
all'uomo a morire
gl'insegnerà anche a vivere ".( Montaigne )
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" La vita è
stata data per cercare Dio;
la morte per trovarlo;
l'eternità per possederlo !"
( Nouet )
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